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Giovane in overdose lasciato in strada e riciclaggio: patteggiano cinque arrestati dell'operazione Picasso

Era stato un netturbino ad accorgersi del ragazzo disteso in terra e a dare l'allarme, consentendo così di salvarlo

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Dopo gli arresti scattati in piena estate, per opera dei carabinieri del comando provinciale di Terni, mercoledì 4 novembre 2020 il gip, Simona Tordelli, ha ratificato i patteggiamenti per cinque dei sei indagati dell’operazione Picasso, l’indagine, emersa il 30 luglio 2020, incentrata su una questione di riciclaggio ma soprattutto su un “giro” consistente di spaccio e consumo di droga - fra cui la GHB, la cosiddetta “droga dello stupro”.

Nel corso di una serata a base di droga, un 30enne ternano, pregiudicato, era finito in coma ed era stato lasciato in strada, in attesa che qualcuno lo soccorresse. Era stato un netturbino ad accorgersi del ragazzo disteso in terra e a dare l’allarme, consentendo così di salvarlo. Ma gli strascichi erano stati pesanti, anche sul piano giudiziario, così che ora per cinque delle sei persone coinvolte la vicenda può essere considerata messa alle spalle.

Queste le pene concordate fra i legali difensori dei cinque e avallate dal gip: 2 anni e 10 mesi (revoca del carcere in favore dei domiciliari) per il 26enne marocchino Abdelghani Bourori, 2 anni (pena sospesa, domiciliari già revocati a fine settembre) per il 55enne ternano Mario Conti, 2 anni (in carcere per un'altra vicenda) per la 46enne ternana Tatiana Massarelli, 1 anno e 4 mesi (domiciliari già applicati) per il 61enne ternano Luciano Papa Italiani, 1 anno (pena sospesa) per il 47enne ternano Antonio Merlini. A tutti, ad eccezione di Bourori, veniva contestato l'abbandono di persona incapace, ovvero il 30enne lasciato in vico della Stella privo di sensi e sanguinante, in seguito all'assunzione di droga durante una serata a casa del Conti.

Il reato di riciclaggio era contestato solo a quest'ultimo, che avrebbe consentito al Bourori di inviare - tramite il proprio conto corrente - alcune migliaia di euro di dubbia provenienza ai suoi familiari in Spagna. Lo spaccio di droga era invece relativo alle posizioni di Massarelli, Papa Italiani, Bourori e Merlini: diversi gli episodi accertati dai carabinieri.

“Rispetto alla posizione del Conti – afferma il suo difensore, l'avvocato Francesco Mattiangeli - oltre a ribadire come si sia reso conto dell'entità del malore del giovane solo molte ore dopo, sapendolo in ospedale, e come ignorasse del tutto la provenienza delle somme inviate in Marocco, gesto compiuto solo per fare un favore ad un suo conoscente, possiamo assolutamente affermare come lui non si sentisse colpevole di ciò che gli era stato contestato. La strada del patteggiamento è stata scelta per non dover affrontare un giudizio dall'esito incerto, peraltro incentrato su un episodio relativo ad un breve periodo della sua vita”.  Fra gli altri legali difensori figurano gli avvocati Ilaria Iannucci e Luca Priante.