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Terrorismo, perugino racconta la lunga notte di terrore a Vienna: "Da casa mia sentivo urla e sirene"

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“Sono scioccato, la sola idea di mettere piede fuori casa mi fa paura. E non sono il solo, tutt'altro. In questo momento Vienna è una città deserta: guardo fuori dalla finestra e vedo strade vuote e negozi chiusi”. A parlare è Ludovico Fressoia, un ragazzo perugino di 24 anni che studia all'Università statale di Vienna. Quella di lunedì, per lui, era stata una giornata speciale per l'inizio di un nuovo lavoro presso la filiale di una banca austriaca. Poi, la sera, l'imprevedibile. “I miei due coinquilini erano andati a cena fuori approfittando del fatto che quella sarebbe stata l'ultima cena di libertà prima del lockdown imposto per il Coronavirus e che ha inizio da oggi (ieri, ndr). Io ero rimasto a casa, intorno alle 20.30 mi sono cominciati ad arrivare video spaventosi dell'attacco terroristico. Non si capisce bene ma la  mia zona, il quartiere di Spadtpark, sembra essere stata risparmiata dagli assalti”. Ma il terrore è stato invariato. I terroristi hanno sparato a chi sedeva ai tavolini dei bar in sei diversi punti del centro storico. La prima sparatoria è avvenuta vicino alla sinagoga che però era chiusa da un paio d'ore. Subito dopo è iniziata la corsa dei terroristi per le vie della città, tra vicoli e ristoranti. “I miei coinquilini, che mangiavano all'esterno, sono stati immediatamente invitati a ripararsi dentro il ristorante ma loro hanno preferito rientrare a casa. Abbiamo aperto le finestre, sembrava tutto surreale – racconta ancora Fressoia – si sentivano grida, sirene di polizia, elicotteri che sorvolavano la zona. C'è chi racconta di auto che giravano con musica araba a tutto volume in segno di festa per quanto accaduto ma noi a questo non abbiamo assistito”. Il risultato di una notte di terrore sono almeno quattro morti, diciassette feriti, tre sospetti sono ancora in fuga, un attentatore ucciso che, secondo la polizia, era simpatizzante dell'Isis. Si tratta di Kujtim Fejzulai, un ventenne nato a Vienna da genitori macedoni già condannato perché aveva tentato di andare in Siria. “Questa mattina (ieri, ndr) mi sono svegliato molto presto dopo una notte praticamente insonne con l'angoscia di dover andare al lavoro. Ho chiamato e mi hanno detto che la direzione aveva deciso di fare restare a casa i dipendenti. L'invito, per chiunque, è quello di evitare spostamenti ove non strettamente necessario – racconta ancora il ragazzo – L'aria che si respira è pesante, credo che quanto abbiamo passato non si potrà mai dimenticare, non lo dobbiamo dimenticare”. Impossibile, per Ludovico Fressoia, parlare in questo momento di un ritorno alla normalità. “Proviamo piuttosto ad andare avanti – evidenzia – Se tornerò in Italia? Io ho un biglietto aereo prenotato, dovrei rientrare a Perugia per le vacanze di Natale. Ma non so se il Coronavirus me lo permetterà”.