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Perugia, il cardiochirurgo: "Se possibile evitiamo interventi massivi per non intasare la rianimazione"

Francesca Marruco
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"La nostra terapia intensiva post-cardiochirurgica, la Tipoc, è l'unica rimasta pulita all'interno dell'ospedale di Perugia. Abbiamo 8-10 posti, ma tutti i casi postchirurgici non Covid arrivano qui e rischia di essere travolta perché la pressione è tanta”. Lo sostiene il dottor Maurizio Del Pinto, in servizio presso la struttura complessa di cardiologia del Santa Maria della Misericordia. “La pandemia – dice - è per il sistema sanitario ciò che è uno stress test per le banche che sostanzialmente è fallito per una carenza di organizzazione sistemica, in Italia non solo in Umbria. La visione ospedalocentrica è destinata a fallire quando non si riescono ad attuare programmi di prevenzione e monitoraggio della salute se si continua a destrutturare i servizi territoriali. E adesso, con 700 casi al giorno si dovrebbero fare 7000 chiamate per effettuare il tracciamento, ed è impossibile”.
Ma saltando il tracciamento va tutto in sofferenza, ospedali compresi, come sta andando nel suo reparto?
Noi adesso siamo risparmiati e operativi, Ma, per dare un'idea, a febbraio, marzo, aprile sono caduti i ricoveri per le patologie cardiache del 30-50%. Tra 12 e 19 marzo 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 abbiamo avuto un tasso mortalità per infarto tre volte maggiore in Italia, una riduzione di ricoveri per infarto superiore al 60% e di scompenso cardiaco per il 47%. Più o meno le stesse percentuali si sono avute anche per le stroke unit. I dati sono nazionali e sono sovrapponibili in tutte le regioni. Nella prima ondata la gente aveva paura ad andare in ospedale, adesso rischiamo che i posti vengano tutti riservati ai Covid. All'Umberto I, che è uno dei più grandi ospedali europei c'è una previsione di trasformare 500 posti letti in covid. Quindi quasi il 50% della degenza. A Perugia tutte le medicine ormai sono Covid, non si ricovera più un malato per diabete scompensato ad esempio.
Voi avete dovuto procedere al differimento di interventi o altro?
Noi in unità coronarica non stiamo differendo, ma comincia a vedersi una qualche sofferenza. C'è l'attenzione a occupare meno posti in terapia intensiva quindi cerchiamo di mettere in campo interventi sempre efficaci in altra maniera, angioplastica, rivascolarizzazione percutanea. Ci deve essere attenzione da parte nostra a selezionare il paziente da avviare a cardichirurgia perche avra' delle sofferenze. Noi al momento quindi proseguiamo, ma questa è la coda del problema, la testa non la comprende nessuno.
A questo punto quindi che si fa?
L'unica è piegare la curva con un lockdown che può essere di 3 settimane ma in queste tre settimane va fatto un lavoro impressionante, per task force e contact tracing. Ma c'è anche un'ultima linea di difesa, secondo me vanno organizzate nelle aziende, nelle comunità, negli ospedali, delle mini task force che facciano il tracciamento dei casi all'interno di queste comunità. Non basta il contact tracing generalizzato da parte della regione. Almeno negli ospedali, anzi nei sinGoli reparti per evitare di infettare l'ospedale. In fondo, per formare un tracciatore ci vuole una settimana.