Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Terni, tre infermieri a turno per gestire gli oltre 500 detenuti del carcere di Sabbione

Le difficoltà nell'organizzazione del lavoro acuite in questo periodo di emergenza Covid, dopo il focolaio esploso nella casa circondariale ternana

Giorgio Palenga
  • a
  • a
  • a

Una popolazione carceraria di oltre 500 detenuti gestita, da un punto di vista sanitario, da soli tre infermieri ogni turno, sugli undici attualmente in servizio nella casa circondariale di vocabolo Sabbione. Basterebbe già soltanto questo dato per rendersi conto in quali condizioni lavorative, e organizzative, sia costretto a lavorare il personale sanitario del carcere ternano, alle prese con problematiche e difficoltà operative che non sono certo di oggi ma che certo l’emergenza Coronavirus sta acuendo in maniera davvero preoccupante.

Tre infermieri a turno che devono gestire, ovviamente, anche la sezione Covid, nella quale a venerdì 30 ottobre 2020 erano ospitati i 68 positivi accertati, che però potrebbero aumentare in maniera esponenziale all’arrivo degli esiti dei tamponi effettuati nelle ultime ore. Sempre nella speranza che siano ancora rimasti fuori dai contagi gli agenti penitenziari e gli altri operatori della struttura.

“Si parla sempre soltanto delle pur legittime rivendicazioni degli agenti della polizia penitenziaria – spiega Giorgio Lucci, referente del settore della sanità della Cgil Fp – ma in carcere lavorano anche infermieri, medici, psicologi, personale civile del Ministero di grazia e giustizia,  tipo gli educatori che fanno colloqui con detenuti, e personale amministrativo. Delle loro condizioni lavorative nessuno sembra volersi interessare”. Stavolta, però, il focolaio sviluppatosi all’interno del carcere ha acceso i riflettori anche su questo tipo di problematiche. “Gli infermieri lavorano su due turni, dalle 7 alle 14 e dalle 14 alle 22 – prosegue il rappresentante sindacale – si occupano di emergenze-urgenze come della consegna delle terapie. Ogni infermiere a turno arriva a dover somministrare circa 170 terapie e deve spostarsi fino a quattro sezioni. Se qualcuno si ammala devono rientrare i colleghi dai riposi, ci sono carenze anche nella dotazione delle divise, con operatori costretti a pagare di tasca propria l’acquisto delle magliette”.

L’esplosione dell’emergenza Covid non ha fatto che amplificare i disagi. Le operazioni di sanificazione delle attrezzature, ma anche quelle di smaltimento della dotazione dei presidi monouso, richiede procedure lunghe che fanno diventare praticamente impossibile il rispetto dell’orario di lavoro. E a fronte di queste nuove esigenze non vengono riconosciuti gli straordinari, ma le ore in eccedenza dovrebbero andare a recupero. Per non parlare delle condizioni di sicurezza: le aggressioni agli infermieri sono all’ordine del giorno, non meno di quelle degli agenti penitenziari. Una situazione veramente esplosiva.