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Coronavirus, il primario di rianimazione: "In Umbria mortalità al 35-40 % in terapia intensiva"

Francesca Marruco
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“Partiamo da un assunto: nessun sistema sanitario è tarato per reggere a un’onda d’urto pesante come quella che sta capitando adesso con il Covid. E non parlo di Umbria, o Italia. Prenda l’Olanda che ha un numero altissimo di terapie intensive, sta mandando le persone in Germania”. Il professor Edoardo De Robertis, direttore della scuola di specializzazione di anestesia e rianimazione, a capo del reparto di maggiore gravità di Perugia, racconta come va nel suo reparto al Santa Maria della Misericordia. “Noi al momento abbiamo 19 pazienti Covid. Se siamo in affanno? Stiamo cercando di rispondere alle esigenze e, allestiamo continuamente altri posti letto in maniera modulare, cioè man mano che servono”. E sostiene anche che “è meglio che non siano stati iniziati dei lavori. Altrimenti, probabilmente a quest’ora eravamo ancora in mezzo ai cantieri e sarebbe stato davvero difficile poi lavorare”.
Al momento i posti in terapia intensiva in Umbria sono 99, e 42 sono occupati, i piani possono arrivare a 124. Ciò non toglie che, al momento l’Umbria è maglia nera in quanto a occupazione di posti in terapia intensiva da parte di pazienti affetti da Coronavirus. “Partivamo da una situazione critica - spiega il professor De Robertis - 8 posti per ogni 100 mila abitanti. Ma poi si è fatto molto e va detto che i posti di terapia intensiva, in situazioni normali devono essere tarati sia al territorio che alle risorse umane. Ogni posto ha un costo molto elevato di mantenimento. Gli abitanti umbri sono tanti quanti quelli del bacino del solo ospedale di Castellammare di Stabia. E, se posso dirlo, in questa situazione qui vedo troppo campanilismo quando invece gli ospedali devono fare rete”. Sulle condizioni dei suoi pazienti e la mortalità che sembra tornata prepotente dopo la pausa estiva, De Robertis dice: “La mortalità è alta. Noi, nella prima ondata, ci siamo attestati con intorno al 35-40% di decessi nelle terapie intensive umbre e per ora restiamo in linea con quel dato. In Italia si è arrivati anche all’ 80%. Ora vedo pazienti particolarmente complessi, immagino che purtroppo una quota non ce la farà. La patologia è troppo aggressiva”. E ancora: “La permanenza media da noi è di 15-20 giorni, prima è impossibile apprezzare cambiamenti, soprattutto migliorativi. Noi abbiamo avuto una violenta escalation di ricoveri 15 giorni fa”. Tra i degenti, oltre alla maggioranza di over 70, De Robertis parla anche di un under 35 senza altre patologie. “Il virus può colpire chiunque e i giovani devono fare attenzione”. E’ stato dimesso e ora sta bene. Di giovane in giovane, il professore aggiunge “entro novembre specializzo 10 dottori, alcuni già lavorano qui altri lo faranno a breve. Questa grande sinergia con l’Università, tra istituzioni è molto importante”.