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Perugia, il ristoratore controcorrente: "Troppi contagi, è giusto fermarsi ora"

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Francesca Marruco
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“L'ultimo sabato che sono stato aperto ho avuto l'80% in meno di clienti rispetto all'anno scorso. La chiusura che ci è stata imposta, di fatto si stava già verificando nella pratica. Almeno nel mio locale e, per quanto ho potuto vedere, in molti altri del centro”. Fabio Barcaioli è il titolare del ristorante “Osteria numero 13” proprio dietro piazza IV Novembre. Ha passato l'estate con il metro in mano per non far sedere le persone troppo vicine. Ed ad agosto ha beneficiato dell’ondata di turisti italiani mai vista nel cuore verde in questo stesso periodo. E adesso, diversamente dalla maggioranza dei suoi colleghi, ritiene che, data la situazione drammatica in cui ci troviamo, pensa che la chiusura dei locali alle 18 “sia una misura adeguata e comprensibile”. “Io non ho strumenti per dire se hanno fatto bene o male ma da ristoratore e padre di famiglia mi guardo intorno e vedo che il contagio cresce e non si riesce a gestire. Ed è anche per questo che le persone già venivano meno a mangiare al ristorante: un conto è mangiare fuori, all'aria aperta, un altro dentro in un posto chiuso. Per me le cose stavano già tornando ad andare malino. E quindi auspicavo un qualche provvedimento che prevedesse un sostegno. E, dopo aver letto il decreto Ristori, devo dire che, se è come c'è scritto, avremo più di aprile”. 
Il decreto infatti “prevede un 200% su quanto già percepito in primavera. Ma, a differenza di allora, non si dovranno fare domande perché i dati dei beneficiari, l'Agenzia delle Entrate ce li hanno già. Vuol dire niente burocrazia, niente moduli assurdi. Un esempio pratico: chi ad aprile ha avuto 2000 come ristoro per il mancato incasso calcolato sulla differenza tra 2020 e 2019, ora avrà 4000 euro. Poi c'è il contributo per i lavoratori a chiamata di 1000 euro, il 60% credito imposta che si può girare al proprietario dell'immobile”. Secondo Barcaioli, “queste sono misure interessanti. Secondo me problema è stato nel fatto di aver prima annunciato la chiusura e solo ora è arrivato il decreto ristori. La gente si è sentita spaesata, e l'idea di chiudere senza aiuto reale ha messo un ulteriore tensione rispetto alla tensione che già c'era”. E sulle manifestazioni, non le umbre, ma in giro per l'Italia, dice: “Mi danno fastidio questi che manifestano a nome dei commercianti e poi spaccano le vetrine perché danneggiano tutti”.