Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, in 5 in camera con un bimbo positivo: il piccolo portato a villa Muzi

Esplora:

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

La storia di Yacine B., il 48enne di origine algerina, che ieri ha chiesto aiuto perché vive in una casa troppo piccola per poter fare l’isolamento al figlio 13enne positivo al Covid ha suscitato un’ondata di solidarietà trasversale.
In molti si sono attivati per poterlo, in qualche modo, aiutare. Un benefattore lo ha contattato tramite il Corriere dell’Umbria e si è offerto di pagargli un residence, o comunque di contribuire al sostentamento suo e della sua famiglia. 
Per la sistemazione infatti ieri mattina, non appena letto i giornali, ha provveduto l’assessore alle politiche sociali del Comune di Perugia, Edi Cicchi. 
“Ho letto della sua storia - conferma Cicchi - e mi sono subito attivata. Ho sollecitato la Asl e siamo intervenuti per portare il minore e uno dei genitori nella struttura destinata alle quarantene già attiva, quella di Villa Muzi di Città di Castello. Poi ho attivato i servizi sociali che lo prenderanno immediatamente in carico e provvederanno ai loro bisogni, per quanto in nostro potere. Poi lui e la sua famiglia sono in attesa di essere chiamati per l’alloggio popolare, sono 35esimi”. 
Fino a tarda sera Yacine non aveva ancora raggiunto Villa Muzi. In realtà, sia lui che il figlio, avrebbero preferito una soluzione meno lontana dal resto della famiglia. “Mia moglie parla poco l’italiano e mia figlia, in attesa di sapere se è positiva anche lei, piange”. Ad ogni modo, a Yacine è stato fatto capire che avrebbe dovuto portare il figlio nella struttura individuata e al resto si sarebbe pensato dopo. 
Intanto la notte scorsa, dopo che quella precedente aveva messo il figlio in macchina a dormire per tenerlo lontano dagli altri familiari, il 13enne ha dormito in un fondo dove fino al giorno prima c’erano degli attrezzi del padre. “Non si possono tollerare situazioni simili”, è la reazione unanime dei benefattori e di chi ieri, ha teso la mano a una famiglia, già provata dalla povertà, e che adesso, a causa della morsa del Coronavirus rischia di finire stritolata.