Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, "Mio figlio è positivo ma siamo 5 in una casa piccolissima, per isolarlo ha dormito in auto"

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

“La notte scorsa io e mio figlio di 13 anni abbiamo dormito un po’ dentro la macchina, col motore acceso per il freddo. Poi sono sceso, ho camminato tanto e ho pianto. Non sapevo come fare a tenerlo isolato dal resto della mia famiglia dopo che è risultato positivo al Coronavirus”. La drammatica situazione di Y.B. un uomo di origine algerina residente a Perugia da 15 anni esplode martedì 27 ottobre. Il figlio maggiore è in quarantena perché in classe c’è un positivo, non è la prima volta, è già successo dall’inizio dell’anno. Ma stavolta la tegola: il ragazzino è positivo. “Mi hanno detto che mio figlio deve stare isolato dagli altri. Ma noi dormiamo tutti e 5 nella stessa stanza, come facciamo?” , racconta al telefono ripercorrendo i momenti che lo hanno portato a prendere una decisione estrema. “Ci sono anche gli altri figli, quindi ieri sera (martedì, ndr) abbiamo deciso di andare in macchina, ma poi era troppo freddo. Allora siamo tornati dentro e io e lui abbiamo un po’ dormito appoggiati su una sedia davanti alla porta del bagno, più lontani possibile dagli altri. Ma lo spazio in casa è troppo poco e ho paura che ci ammaliamo anche noi. Ma poi come si fa?”.
Yacine racconta di essere in attesa dell’assegnazione di una casa popolare. “Io sono una persona onesta, voglio solo che la mia famiglia stia bene. Ma quello che ci sta succedendo non so come affrontarlo. Io ho perso il lavoro tre anni fa. Lavoravo come imbianchino in una ditta e poi ha chiuso. Tutti a casa. Da allora ho iniziato a fare lavoretti in nero. E’ l’unico modo che ho per guadagnare un po’. Per questo non posso stare in isolamento anche io. Se non lavoro i miei figli non mangiano”. Yacine racconta di aver chiesto aiuto ad enti benefici ma di non aver ricevuto aiuti concreti. Dice anche che dai servizi sociali non li segue nessuno. E racconta della difficoltà di crescere tre figli di 12, 9 e 2 anni in queste condizioni: “ I miei figli sono come usciti dai boschi. Non hanno internet. Non hanno nemmeno l’antenna della televisione. Sono costretti a crescere senza niente”. 
Ci pensa tutto il giorno Yacine a come fare per la notte e, alla fine, annuncia di aver ripulito il fondo dove tiene gli attrezzi del lavoro. “Non c’è il riscaldamento, ma almeno c’è un tetto. Stanotte (questa appena trascorsa, ndr) mio figlio dormirà lì dentro. E domani vedremo. La nostra situazione è difficilissima. Se qualcuno può aiutarci, lo faccia perché così è inaccettabile”.