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Umbria, la virologa: "Poca prudenza e ora i reparti Covid sono già pieni"

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Francesca Marruco
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L’emergenza Covid in Umbria non accenna a rallentare. La professoressa Daniela Francisci, direttrice della clinica di malattie infettive dell’ospedale di Perugia usa una metafora ciclistica per definire l’evoluzione dell’infezione nel cuore verde: “L’Umbria è regione maglia rosa”.
Professoressa assistiamo a una situazione che sembra peggiorare sempre più e certifica che il virus, come lei affermava, non si è affievolito. Perché l’Umbria sta andando così in emergenza? Mancanza di pianificazione? Non rispetto delle regole sul distanziamento? 
La situazione epidemiologica in Umbria è profondamente cambiata in senso negativo. Da inizio ottobre la curva epidemica ha assunto un andamento esponenziale con raddoppio dei casi ogni 7 giorni. Non abbiamo al momento elementi sufficienti per capire come mai l’Umbria è diventata la regione “maglia rosa” d’Italia in termini di aumento dei contagi. Certo, nella prima fase è stata molto risparmiata dall’epidemia Covid19 sia come numero di casi che come decessi e questo ha contribuito a renderla una meta turistica molto apprezzata e frequentata durante l’estate e forse ha contribuito ad alimentare la falsa speranza che non ci sarebbe stata una seconda ondata, allentando l’attenzione al problema.
Sono cambiati i numeri e anche le caratteristiche dell’epidemia, ora la fascia più colpita dal virus sono i giovani adulti tra i 15 e i 30 anni, il che se da una parte è un bene perché i giovani, come è noto, si ammalano meno, dall’altra essendo soggetti prevalentemente pauci- asintomatici è molto più difficile tracciarli e isolarli. Così è più facile che trasmettano poi l’infezione anche all’interno del nucleo familiare.
Il suo reparto è già saturo, le terapie intensive regionali stanno tornando a livelli di allarme e si riprende a morire di Covid. Cosa si può fare ora? 
Le misure che servirebbero ora per arginare il contagio dovrebbero essere mirate soprattutto a ridurre tutte quelle attività non essenziali che comportano aggregazione e assembramenti di persone, soprattutto in luoghi chiusi. Bisognerebbe preservare le attività essenziali (es. lavoro, scuola) e limitare fortemente, magari per un periodo limitato di tempo, attività che in cui è difficile far rispettare le regole del distanziamento e l’uso delle mascherine. Aver sottovalutato e continuare a sottovalutare la situazione non aiuta a contenere il diffondersi dell’epidemia. Ci vuole molta informazione soprattutto indirizzata ai più giovani e una presa di coscienza e di responsabilità collettiva.
In ospedale che situazione c'è? Cosa si aspetta nelle prossime settimane? 
In ospedale i reparti Covid sono pieni, il ritmo dei ricoveri è sostenuto e anche i reparti di rianimazione cominciano a saturarsi. Se l’andamento dei contagi si manterrà così elevato o peggio, se l’infezione dovesse essere trasmessa dai più giovani ai più anziani (nonni) all’interno dei nuclei familiari, il numero dei ricoveri sicuramente aumenterà nelle prossime settimane.
Lei è un osservatore privilegiato, cosa si sente di dire ai cittadini umbri in questo momento? 
Che serve tanta attenzione e cura nell’osservare scrupolosamente quelle poche regole fondamentali che abbiamo ripetuto costantemente in questi mesi. Dobbiamo essere consapevoli e responsabili oggi per proteggere noi stessi e i nostri familiari più fragili.