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Perugia, ragazza violentata: arriva la condanna defintiva della Cassazione

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Francesca Marruco
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Adesso è definitivo. Matteo Cincini, il benzinaio di Corciano 34enne, è ora ritenuto da tutti e tre i gradi di giudizio della giustizia italiana, lo stupratore di una ragazza di Perugia. A poco meno di nove anni precisi dai fatti avvenuti alla vigilia di Natale del 2011, l'imputato – ormai diventato anche padre – entra in carcere. E, dato che all'epoca dei fatti rimase in cella per neanche due mesi, dei sette anni ora confermati dalla Cassazione dovrà scontarne diversi. La Suprema Corte infatti, ieri, dopo lunghissime ore di camera di consiglio e una notte di stand-by, ha rigettato il ricorso presentato nell'interesse dell'imputato dagli avvocati Franco Coppi – subentrato negli ultimi mesi nel pool difensivo – e Alessandro Ricci. Ieri mattina, poco dopo la sentenza, Cincini ha tentato di costituirsi, ma non essendo ancora arrivato l’ordine di carcerazione a Perugia, è stato rimandato indietro. L’intenzione, secondo il suo avvocato, è ripresentarsi in carcere stamani. 
Grande la commozione della giovane vittima che ha vissuto per anni aspettando la sentenza definitiva. “Ho vissuto momenti bui in cui ho avuto paura che questo momento non sarebbe mai arrivato, ma ora, con questa sentenza, sono stata finalmente ripagata dell’attesa lunghissima”. 
“Abbiamo avuto fiducia nella giustizia sempre, nonostante la paura reale di una possibile maturazione dei termini di prescrizione viste le difficoltà iniziali a costituire stabilmente il collegio giudicante”, ha detto l’avvocato Matteo Giambartolomei, che ha difeso la vittima insieme al collega di Ancona, Roberto Paradisi .” Oggi - aggiunge - si mette la parole fine a questa dolorosissima vicenda. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato in cui si era cercato di minare la credibilità della ragazza ritenuta invece da tutti i giudici totalmente affidabile e coerente nel racconto. La difesa di parte civile ha sottolineato inoltre, davanti agli ermellini, i tantissimi riscontri testimoniali e documentali che hanno confermato la versione della ragazza e dimostrato la totale inaffidabilità della versione inverosimile dell'imputato”. Quella tremenda notte la giovane vittima lavorava come ragazza immagine nella discoteca di Perugia, Cantiere 21. La sera all'ora dell'aperitivo, alcuni amici comuni le presentarono quello che poche ore dopo si trasformò nel suo aguzzino. Poi la serata in discoteca che era finita con l'invito a fare colazione insieme, come molto spesso accade. La ragazza aveva accettato, non pensando di doversi difendere da un attacco brutale. Si perché poco dopo Cincini la sequestrò, la picchiò, tanto da romperle il setto nasale, abusò di lei. Un vero incubo, che la ragazza ha superato con difficoltà dopo anni di paure costanti. La violenza era emersa quella stessa notte. Poco dopo aver trascinato la giovane in una zona isolata di Taverne di Corciano, l'aveva riportata al locale. Ai colleghi e amici presenti era stato subito evidente che era stata vittima di violenza. I vestiti strappati, le chiazze di sangue. La corsa al pronto soccorso fu immediata, così come l'indagine della squadra mobile che poche ore dopo andò a prendere Cincini a casa sua. Da allora la vittima aspettava il giorno in cui il suo stupratore avrebbe varcato la soglia di un carcere in virtù di una sentenza irrevocabile. Quel giorno è arrivato.