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Covid in Umbria, i titolari delle palestre pronti a denunciare Conte

Per i diretti interessati le norme vengono rispettate e diffondere questo allarmismo danneggia solo il comparto

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Titolari delle palestre pronti a denunciare il premier Giuseppe Conte, che ha dato una settimana di tempo per mettersi in regola, dicendo che ci sono troppe mancanze nel rispetto dei protocolli di sicurezza anti-Covid. Da Perugia a Terni, passando per Foligno il coro è unanime nel dire che, dopo la riapertura del 25 maggio scorso, le norme vengono rispettate e diffondere questo allarmismo danneggia solo il comparto. “L'affermazione del presidente Conte, non circostanziata da dati, mi sembra qualunquista e approssimativa”. A dirlo è Marco Settembri, titolare della palestra Iron team Fit di Perugia che interviene dopo l'ultimo Dpcm del governo e l'avvertimento per palestre e piscine a mettersi in regola. “Per quanto ci riguarda abbiamo adottato più misure di quelle previste - spiega Settembri - perché abbiamo da subito iniziato a misurare la temperatura, sanificare le scarpe, vietare di appendere gli abiti, installare i tornelli oltre, ovviamente, a identificare le persone”. E se dopo la riapertura le presenze sono andate aumentando ora, nel mese di ottobre con l'escalation della pandemia, la situazione si è arenata. “Abbiamo circa 250 iscritti - conclude Settembri - ma ora, dopo una buona estate e un settembre positivo, c'è paura e vengono meno persone”. 
“Il clima che si è innescato non promette nulla di buono”. Ad affermarlo è Maurizio Sciarrini, presidente del San Valentino Sporting Club di Terni. “La pandemia - afferma - è un dramma umano e la situazione nel nostro Paese non è colpa di nessuno; siamo rispettosi delle leggi, però quando ci vengono addotte delle colpe e veniamo additati come untori, non siamo più d'accordo. Per due mele marce non si può tirare fango sull'intero sistema delle palestre, che attua tutti i protocolli imposti ed ha sempre fatto attività sociale e dato un contributo alla salute pubblica. Le parole hanno un peso e le dichiarazioni del presidente del Consiglio ci hanno procurato un grande danno di immagine, economico e morale - soprattutto per persone che onestamente svolgono la propria attività - perché i clienti smettono di fare abbonamenti. Pertanto, con altre strutture, stiamo intentando causa perché vogliamo il rimborso di tutto quello che abbiamo speso e per il danno d'immagine ed economico derivato da tali dichiarazioni. Il governo ha avuto sei mesi di tempo per aumentare i posti letto negli ospedali e dotare le scuole di pulmini aggiuntivi”. “Noi - prosegue Maurizio Frasconi, direttore generale delle Piscine dello Stadio - siamo l'unica struttura in Umbria accreditata come palestra della salute, quindi a maggior ragione avevamo degli standard alti. Tutto lo staff si impegna a mantenere questo assetto preciso. A dimostrazione di ciò ieri abbiamo avuto esito positivo dal controllo dei Nas, i quali, oltre alle congratulazioni per la gestione, ci hanno fornito i verbali che attestano che la nostra struttura è completamente a posto. Sono particolarmente contrariato per quanto espresso dal presidente del consiglio Conte e per la sua generalizzazione. Per colpevolizzare si devono avere dei dati tangibili, e sarebbe bastato mandare i controlli dei Nas a tutti, senza esprimere accuse preventive e generalizzate. Inoltre, come Stadium, diamo lavoro ad 80 persone, quindi la nostra palestra non può essere rappresentata come un un qualunque centro di raggruppamento di persone”.
Incertezza, mancanza di risposte e paura per le decisioni che verranno prese per il futuro. Sono questi i fattori di malumore che vivono in questi giorni Maria Assunta Siena e Giammarco Finauri, responsabili delle palestre di Foligno Flex Village e Fisiogym, dopo l'ultimo Dpcm che da lunedì scorso ha messo sotto esame, per 7 giorni, il rispetto delle norme anti Covid da parte delle strutture. “Stamattina (ieri ndr) sono venuti carabinieri e Nas a fare i controlli ed è andato tutto bene – racconta Maria Assunta Siena – però, a precisa domanda a riguardo, non hanno saputo dirmi cosa accadrà dalla prossima settimana. Dal 25 maggio, giorno di riapertura dopo il lockdown, abbiamo adottato tutte le misure di prevenzione, a partire dagli ingressi contingentati nelle nostre sale, e non abbiamo mai avuto problemi. Non è giusto che noi, che siamo in regola, rischiamo di chiudere perché il governo decide una chiusura a tappeto. Anche perché le palestre sono istituzioni sociali per il benessere delle persone che aiutano la prevenzione dal Covid. Senza considerare che la nostra è una azienda che dà lavoro a 16 persone, 10 istruttori e 6 membri dell'amministrazione, e che si chiude un'altra volta, mettono a rischio le loro famiglie. Un'altra chiusura? Ci metterebbe in ginocchio, non ce la faremmo a resistere”. “Non ha senso dare una settimana a chi non è in regola – è il pensiero di Giammarco Finauri – . In questi mesi ci sono stati alti e bassi e siamo andati avanti con l'inerzia di chi continua a venire. Il mercato nuovo, invece, è in attesa e questa settimana di incertezza sta già incidendo. Avevamo fatto investimenti importanti in prospettiva futura, ma così è stato tutto vanificato. Questo, tra l'altro, è il periodo ideale per la nostra attività, ma ora in tanti temporeggiano. Le palestre sono posti sicuri, ma la gente è condizionata. Prima se la sono presa con le discoteche, ora con le palestre. Non fa piacere essere considerati agnelli sacrificali senza un motivo reale”.