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La protesta dei cacciatori: "Siamo stanchi di pagare. Pronti a lasciare che i cinghiali siano liberi di muoversi"

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In Umbria è una stagione venatoria tutt’altro che facile questa del 2020 e ci sono tante proteste. L’ultima arriva dalle squadre cinghialari dell’Alta Valle del Tevere che affermano: “E’ assurdo quello che i cacciatori sono costretti a subire oggi in Umbria. Siamo circa 1.300 cacciatori di caccia al cinghiale costretti a dover sborsare quote mai viste prima per pagare (noi) i danni causati dalla specie cinghiale. Abbiamo inviato una lettera all’Atc Perugia 1 chiedendo di non pagare in quota pro capite quanto assegnatoci dalla Regione. Questo è un momento economico complicato per tutti, anche per noi e nonostante la nostra disponibilità nel fare tutti gli interventi di contenimento richiesti dall’Atc e dall’impossibilità di realizzare gli stessi nei mesi di febbraio e marzo, a causa dell’ emergenza sanitaria, ad oggi ci viene richiesto di pagare quote che arrivano anche ad oltre 40 euro a cacciatore. Se la Regione e Atc non porranno rimedio alle attuali condizioni, non intenderemo ritirare il verbale per la caccia e i cinghiali saranno liberi di muoversi senza abbattimenti. Per rispetto del nostro impegno, della grande collaborazione da sempre dimostrata e del momento particolare che stiamo vivendo chiediamo che sia Atc a sostituirsi ai cacciatori per l’intero importo stabilito facendosi carico delle quote relative ai danni causati dai cinghiali”.