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"Buste piegate in modo riconoscibile", annullata la prova scritta del concorsone dei vigili di Perugia

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Alessandro Antonini
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Annullata la prova scritta del concorso dei vigili urbani di Perugia: è stato ravvisato il rischio che quattro buste fossero “segnate”. Erano state chiuse in modo difforme rispetto al regolamento. Un possibile segno di riconoscimento. Così ieri palazzo dei Priori ha cassato la prova prevedendone la ripetizione in data da definirsi. Erano state state 517 le domande presentate per dieci posti da agente di polizia locale: quelle ammesse sono 482. La prova preselettiva si è tenuta il 10 settembre nella facoltà di Ingegneria in via Duranti. La prima prova scritta il 29 settembre. Lì la commissione giudicatrice del concorso ha accertato l’integrità di tutti i plichi “ma rilevando che quattro buste presentano caratteristiche di difformità (doppio lembo di chiusura anziché singolo), rispetto alle altre 73 contenute nel plico”. La stessa commissione ha fatto valere l’articolo 28 del regolamento dei concorsi secondo cui “gli elaborati, la busta piccola contenente le generalità e la busta grande devono risultare – pena nullità della prova – privi di qualsiasi contrassegno tale da pregiudicare l’anonimato dei concorrenti”. Nella stessa seduta la commissione ha quindi determinato di considerare nulla la prova scritta e di dare mandato agli uffici competenti di predisporre adempimenti per la ripetizione della prova, confermando gli esiti del test preselettivo. 
La riscontrata difformità di quattro delle buste contenenti gli elaborati rispetto alle altre “potrebbe compromettere l’anonimato della prova con conseguente possibile violazione del principio di imparzialità e che in tali casi la violazione assume rilevanza in sé, senza che sia necessario ricostruire il possibile percorso di riconoscimento degli elaborati da parte dei soggetti chiamati a valutarli”, scrive il dirigente del personale, Mirko Rosi Bonci. Il criterio dell’anonimato nelle prove scritte delle procedure di concorso costituisce “il diretto portato del principio costituzionale di uguaglianza nonché, specialmente, di quelli del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione, la quale deve operare le proprie valutazioni senza lasciare alcuno spazio a rischi di condizionamenti esterni e dunque garantendo la par condicio tra i candidati”. Una violazione non irrilevante della regola dell’anonimato determina per legge la radicale invalidità della graduatoria finale, “senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione”. Sul caso Emanuela Mori, consigliera comunale di Italia Viva, ha presentato un’interrogazione urgente. “Ma siamo un Comune capoluogo di regione o un insieme di dilettanti allo sbaraglio?”, domanda Mori. Che conclude: “Basta con questo modo di procedere, è ora di finirla con la mancanza di trasparenza e con le procedure nebulose”.