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Umbria, la protesta degli esercenti: restrizioni e orari colpi mortali per bar e ristoranti

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Chiusura a mezzanotte, consumazioni solamente al tavolo dalle 21 e l’incentivo al lavoro agile sono tra i provvedimenti adottati fino al 13 novembre che vogliono evitare la paura di un nuovo lockdown. Il timore però di ulteriori strette va di pari passo con il crescere del numero dei contagi anche in Umbria. Soprattutto per i titolari di bar e ristoranti che fin dall’inizio dell’anno hanno visto calare gli affari e le perdite registrate vanno già dal 30 al 50%. Queste nuove misure, imposte dal dpcm del 13 ottobre, rischiano dunque di peggiorare ulteriormente la situazione. “Soprattutto in mesi stagionalmente difficili come ottobre e novembre”, precisa Gianni Segoloni, titolare di Bistrot in piazza Matteotti nel centro storico di Perugia. “I provvedimenti dovevano essere presi in maniera più mirata, non certo andando a colpire indiscriminatamente tutti: ci sono locali virtuosi e altri no, i controlli devono essere indirizzati nel modo giusto. Addirittura non si parla mai dei centri commerciali e dei supermercati, luoghi dove spesso si vedono file ingiustificabili alle casse”. Centro della movida studentesca a Perugia è il quartiere di Elce. Qui proprio il Bar Elce è uno dei punti di incontro degli under 30 dalle 19,30 a tarda notte. Il sabato si arriva oltre le due di notte. “Tra minori incassi e limitazioni, quest’anno il guadagno ce lo scordiamo”, racconta Mamo, il titolare. “Con mio padre abbiamo questo bar da 50 anni e da 36 ci sono io dietro il bancone e, senza dubbio, questo è il periodo più difficile che io abbia mai vissuto”. Fuori dal bar i tavolini non ci sono e per Mamo la stretta decisa dal premier ha un gran peso. “Non mi sento responsabile di ciò che accade fuori dal mio locale, ho appeso cartelli ovunque incentivando il rispetto delle regole no Covid, ma non posso certo fare da controllore in strada”. Da Elce a Borgo XX Giugno. Tra i locali più penalizzati c’è sicuramente Lezioni di Greco, pita e moussaka da consumare in piedi. Anche qui vige la modalità street food, nessun tavolino. “Non ci resta che puntare sulle consegne a domicilio”, dice Joannis Karakousis che è il titolare, insieme ad altri soci, anche del Caffè del Banco in corso Vannucci. “Da Borgo all’acropoli la situazione si fa ancora più critica - aggiunge Karakousis -, chiudere a mezzanotte il nostro bar e non erogare più consumazioni dalle 21 per evitare assembramenti fuori dal locale significa andare incontro a un periodo di grandi difficoltà che necessariamente porterà a contrarre personale. Per il resto possiamo solo adeguarci e sperare che non arrivino tempi peggiori”. Sta pensando ad aprire a pranzo Addolorata Stifani, Ada per gli amici, proprietaria de L’Officina (insieme al marito Joannis) in Borgo XX Giugno. “I costi restano gli stessi e le entrate diminuiscono - racconta Ada -, il sabato prima facevo 100 coperti ora arrivo sì e no a 50. Perciò stiamo cercando di adottare strategie per adeguarci alle nuove misure comunque necessarie viste l’aumento dei contagi”. E Ada aggiunge: “Anche la limitazioni delle sei persone al tavolo ci mette in difficoltà e penalizza ancora di più la nostra offerta e la gestione del locale”.
Le paure e le questioni aperte dai diversi esercenti sono confermate da Romano Cardinali, presidente della federazione esercenti aderente a Confcommercio (Fipe). “E’ un provvedimento che contestiamo fortemente – sottolinea – perché penalizza ulteriormente attività che già sono in ginocchio, ma soprattutto lo fa senza che ci siano ragioni oggettive che lo giustifichino. Nei mesi di riapertura, da maggio in avanti, non c’è nessun riscontro che individui in bar e ristoranti luoghi di particolare diffusione del contagio. Quindi ridurre gli orari di apertura non ha senso”. E conclude: “Sono gli assembramenti all’esterno di certi locali e la movida il vero problema, dobbiamo intervenire su queste situazioni con maggiori e più incisivi controlli”.