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Caritas, a Perugia 1.500 famiglie alla soglia della povertà assoluta

Il quadro tracciato dal nuovo direttore, don Marco Briziarelli

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Sono più di 1.500 le famiglie alla soglia della povertà assoluta che vengono assistite dalla Caritas, 15 le telefonate che in media - ogni giorno - vengono prese dal Centro di ascolto diocesano e tra le 20 e le 25 le persone che ogni giorno fanno della mensa di via Imbriani un punto di riferimento per avere un pasto dignitoso e trovare un clima familiare protetto. Numeri che danno un quadro ben preciso del momento di difficoltà che in molti stanno vivendo anche a Perugia e che, rispetto all’anno precedente, hanno subìto un incremento del 30-35%. A fornire i dati è il nuovo direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, uno che ha sempre fatto della carità cristiana il suo pane quotidiano. “L’emergenza sanitaria legata al Covid si è trasformata, e si va sempre più trasformando, in emergenza economica - evidenzia il sacerdote - tante aziende sono in difficoltà, tanti posti di lavoro sono a rischio ma c’è un’emergenza relazionale che forse è ancora più grave. Il Covid ha veramente cambiato tanti punti di riferimento, ci ha messo di fronte anche a un nuovo modo di relazionarci e quindi unita alla povertà materiale si è innestata una povertà relazionale, anche quella da vivere e da affrontare”. La Caritas della diocesi di Perugia-Città della Pieve sta portando avanti un lavoro straordinario e senza soste attraverso l’ausilio di strutture e persone che non si risparmiano nella loro missione di aiutare gli altri. “Il Covid ha avuto il merito, se così si può dire, di mettere in luce la straordinaria voglia che molte persone hanno di aiutare gli altri. Nei mesi di più stretta emergenza abbiamo avuto tantissime donazioni che ci hanno permesso di affrontare in maniera più puntuale tutta la situazione e molti giovani hanno voluto mettere a disposizione il loro tempo per gli altri. Ma di carità e volontariato non si finisce mai di avere bisogno. Anche perché siamo costretti a rinunciare alla presenza di molti anziani, che da anni ci aiutano in Caritas, per tutelarli dal virus seppur mettiamo in campo tutte le più stringenti misure di sicurezza”. Sono quattro gli empori della solidarietà (Tabgha, Divina Misericordia, Siloe e Betlemme di Marsciano) che permettono alle famiglie più povere di trovare quanto necessario, dai beni di prima necessità all’abbigliamento. “Ma l’emergenza che sempre più forte avvertiamo è quella abitativa - spiega don Marco - una situazione già complicata che rischia di farsi ancora più seria nei prossimi mesi, quando le aziende potranno licenziare e molti resteranno senza lavoro. Per questo stiamo lavorando su un progetto di rihounsing sociale. In pratica, alloggi in comodato d’uso gratuito a famiglie in difficoltà, noi ci facciamo carico di tutte le spese, a partire dalle bollette”. Al momento si lavora anche su altri fronti: sono cinque gli appartamenti in cohousing, ognuno dei quali in grado di ospitare tre famiglie mentre il dormitorio maschile offre un rifugio ad almeno dodici senzatetto. La Casa di San Vincenzo invece una comunità per donne in difficoltà, anche con figli minori mentre le Querce di Mambre è un’esperienza di solidarietà nata dall’esperienza di Lia e Vittorio Trancanelli. Ma le iniziative della Caritas diocesana diretta da don Marco Briziarelli sono tante e tali che sarebbe impossibile citarle tutte. Dal recupero degli sprechi alimentari alla raccolta farmaci, dai progetti per il reinserimento al lavoro a quelli per la formazione, a 360°. Dall’accoglienza di famiglie siriane attraverso corridoio umanitari al progetto sui corridoi universitari insieme Adisu, Cidis e Università di Perugia che in questo momento accoglie due studenti africani per la laurea magistrale.