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Coronavirus in Umbria, il primario di Rianimazione: "Mi aspetto ancora ricoveri, cambiare rotta"

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“Se non si contiene l’ondata, arriveranno sempre più pazienti in terapia intensiva. Speriamo solo che in quel caso diminuiscano i positivi”. A parlare è il professor Edoardo De Robertis, direttore di Anestesia e Rianimaizone. 
Professore aumentano i ricoveri in terapia intensiva, che piega sta prendendo la situazione? 
Adesso abbiamo molti positivi. Numericamente abbiamo cifre come quelle di aprile, però è anche vero che oggi stiamo tamponando tantissimi asintomatici che rimangono tali, invece prima tamponavamo solo i malati. A parità di positivi al giorno, all’epoca c’erano 2000 persone in terapia intensiva, oggi ce ne sono 300 circa in Italia. Questo non vuol dire che la malattia è cambiata, ma che vediamo la realtà di quanti degli infettati poi evolvono verso una maggiore gravità. Poi abbiamo una discrepanza tra positivizzazione e l’aggravamento della malattia, il positivo che è oggi in rianimazione è positivo già da una settimana, 15 giorni. Dato che testiamo tutto il testabile, l’arrivo nei reparti più gravi lo vediamo qualche giorno dopo. E’ per questo che io mi aspetto un’onda un po’ più lunga sulle terapie intensive. La mia speranza è che con il salire dei degenti di terapia intensiva possano scendere i positivi in generale. Ma qui dipende tutto dalla nostra capacità.
Dipende dal comportamento di ognuno?
Ci sono attività sui cui oggi non si può tornare indietro, penso alla scuola, all’università. Ma fuori da quei protocolli non c’è nulla. E lì è l’attenzione del singolo che cambia le cose. La popolazione va molto stressata perché non sottovaluti i pericoli reali. Alcune attività vanno preservate, magari anche a scapito di altre. I giovani andrebbero attenzionati più di altri perché sono loro che tornano a casa e infettano tuti. Durante l’estate erano contagiati più che altro loro, ma ora l’età media sta risalendo. Adesso sono più timoroso di prima. Il virus circola di più, l’Umbria non è più l’isola felice di qualche mese fa. 
Si può ancora invertire la rotta?
Sono ancora numeri gestibili, ma se non facciamo attenzione potremo cominciare ad avere problemi. A Perugia e Terni siamo abbastanza pieni, anche nelle terapie intensive, perché rispetto a prima la differenza è che adesso è aperto tutto. Prima gli ospedali erano praticamente riservati ai Covid. Siamo in un momento delicato, dobbiamo stare molto attenti. Se come spero si possa contenere l’onda della positivizzazione dovremmo gestire i positivi di oggi che avranno bisogno degli ospedali. 
I degenti di adesso hanno condizioni simili ai malati della prima ondata?
Non vedo grosse differenze, sono sempre pazienti molto complicati. Forse l’unica cosa è che, essendo tutto anticipato, li gestiamo meglio e prima. Facendo il tampone subito si segue il decorso della malattia dalle prime avvisaglie. La malattia la stiamo capendo sempre di più e interveniamo in modo sempre più precoce. 
Il Covid non aggredisce solo i polmoni…
Il polmone è il più evidente ma tutti gli organi possono essere colpiti, è una malattia sistemica. 
Gli ospedali sono pronti alla nuova ondata?
I servizi territoriali si stanno facendo in quattro, e la rete ospedaliera sta rispondendo in rete, come secondo me deve essere e anzi va fatto sempre di più per cercare di preservare i percorsi puliti. Il carico dei pazienti Covid e non Covid va distribuito in quante più strutture possibile per permettere a tutte quante, ciascuna con le proprie competenze, di gestire tutte le situazioni.