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Perugia, il capo della banda: "Io sono il numero uno dello spaccio"

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“Io sono il numero uno di Perugia. Per comprare la droga vogliono tutti me”. Obo Barat, capo indiscusso del clan dei nigeriani spacciatori che gestivano la piazza di Fontivegge, si vantava in questi termini con la fidanzata, finita anche lei in manette perché aiutava attivamente il compagno nello spaccio. 
Secondo il gip, Natalia Giubilei, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per lui e altri tre connazionali, si tratta di un personaggio “estremamente violento su cui gravano diversi precedenti di polizia e anche un nulla osta all’espulsione”. Provvedimento che, di fatto, non è mai diventato effettivo. Non solo, già ai domiciliari in precedenza, non ha comunque smesso di spacciare, come rileva il giudice mettendone in evidenza il pericolo di reiterazione del reato. Alla base della misura cautelare dell’operazione “Beautiful Eye” del Goa del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Perugia, c’è anche quella del pericolo di fuga. Spiega infatti il gip, Giubilei, che “la maggior parte di loro (oltre a quattro arresti, due connazionali sono finiti ai domiciliari, ndr) risulta avere il permesso di soggiorno scaduto o comunque, sono privi di un titolo legittimo per stare in Italia”. Uno di loro, Ezzy Bernard, risulta essere destinatario di revoca delle misure di accoglienza con un provvedimento della prefettura del 23 gennaio. “Attualmente con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria - scrive il gip- risulta che non abbia mai ottemperato alla misura” . Non solo, risulta essere egli stesso il fornitore del capo della banda. Al momento, rileva il giudice che ha concesso le misure custodiali richieste dal pm, Gennaro Iannarone, l’uomo era ospite di un centro di accoglienza. Ciò, ai fini del pericolo di fuga, fa dire al giudice che è “sprovvisto di idoneo domicilio”. I destinatari della misura cautelare che secondo la ricostruzione dell’accusa, hanno continuato a spacciare cocaina e marijuana in quantità massicce anche durante il lockdown, compariranno stamattina davanti al gip, Giubilei, per l’interrogatorio di garanzia. Secondo la ricostruzione della guardia di finanza, che per mesi li ha intercettati e poi immortalati con una telecamera sul pianerottolo dell’ingresso di casa del capo della banda, il gruppo di nigeriani aveva organizzato una vera e propria “piazza di spaccio”. Un lavoro, che gli permetteva di vivere a Perugia, anche senza avere un impiego lecito. “Gli indagati- scrive ancora il gip - nel periodo di tempo dell’indagine hanno dato dimostrazione di essere dediti pressoché esclusivamente al traffico e cessione di stupefacenti, dal quale traggono sostentamento” . Quel che emerge, a proposito degli indagati, scrive ancora il gip, “ è uno stile di vita delittuoso finalizzato esclusivamente a procurarsi lo stupefacente e rivenderlo: lo testimoniano i numerosissimi episodi di cessione al dettaglio monitorati verso una pluralità di clienti”. Gli indagati, difesi tra gli altri, dagli avvocati, Barbara Romoli e Vincenzo Bochicchio, daranno oggi la loro versione al gip.