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Fiera dei Morti, gli ambulanti: "Ancora troppe incertezze, non faremo una battaglia inutile"

La manifestazione rischia di essere annullata per il rischio contagi Covid

Patrizia Antolini
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La nuova riunione del Comitato tecnico scientifico di martedì dovrebbe definitivamente dirimere la questione: dopo 760 anni di tradizione radicata nella vita dei perugini e nello scandire delle stagioni, la Fiera dei Morti rischia di essere annullata per il rischio troppo elevato di contagi da Coronavirus. 
“Noi siamo aperti a qualsiasi ragionamento ma credo che dobbiamo essere molto lucidi - spiega la sua posizione Mauro Fortini presidente dei venditori ambulanti della Fiva Umbria di Confcommercio - così ci sono troppe incertezze. E, con tutta onestà, non vogliamo che da qui al 20 novembre la situazione peggiori e noi veniamo considerati, anche involontariamente, come untori”. 
Nella sola piazza di Pian di Massiano ogni anno dal primo al cinque novembre si allestiscono oltre 500 banchi: viene esposta la merce più svariata, alimentare, abbigliamento, curiosità con venditori provenienti da tutta Italia. Perché l’appuntamento della Fiera è diventato ormai una tradizione: alla Fiera devi andare, magari lasciando la macchina in doppia fila. Perché alla Fiera qualcosa devi comprare.
Continua Fortini: “Sento da dieci giorni le preoccupazioni degli ambulanti. Sì, facciamo la Fiera. Ma come? Con quali norme e restrizioni?”. La questione è molto complessa, spiega il presidente: “Ci sono famiglie che sono ferme da febbraio. Venire alla fiera vuol dire avere attorno alle 1.500-2 mila euro di spese vive per 5 giorni, per coprire le quali serve incassare almeno 3-4 mila euro. Con le restrizioni necessarie per evitare assembramenti e contagi riusciremo non dico a guadagnare ma anche solo a coprire i costi?”, si chiede sapendo che il lockdown, dopo la chiusura dei mercati a marzo, ha messo in ginocchio tanti, soprattutto i più piccoli. “Decine di ambulanti non hanno la merce, comprano solo il necessario per vendere ai mercatini ma per la Fiera serve un banco fornito - continua - Ma molti non hanno disponibilità economiche neanche per fare una spesa di 3 mila euro che rischia di essere inutile se a ridosso del primo novembre esplode un focolaio e salta tutto. Stesso discorso per chi prende in affitto un posto: le 600 euro del notaio non te le ridà nessuno se la Fiera non si fa più... Sono troppe le incertezze, i colleghi titubanti. Di certo non faremo battaglie inutili”.
Aprire un banco alla Fiera vuol dire partire alle 5 del mattino e tornare a casa alle 11 della sera: in manifestazioni come queste gli operatori locali sono un 10 %, il resto sono standisti medio grandi che girano nei grandi eventi su e giù per l’Italia. Sono i primi che maggiormente sentono la crisi da anni e ora subiscono gli effetti del Covid e del post Covid. “Dobbiamo capire cosa è meglio fare per tutti, per gli operatori e per i cittadini. Per noi rappresenta un impegno lavorativo ed economico che mal si potrebbe conciliare con misure assolutamente giuste ma troppo restrittive per il nostro lavoro”, chiarisce.