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Pd, De Rebotti presenta la sua candidatura a segretario. A Bori: "Le regole vanno rispettate"

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Francesco De Rebotti è come al solito sereno e pacato. Ma nel presentare la sua candidatura a segretario regionale del Pd, sabato mattina al Park Hotel di Ponte San Giovanni, non è riuscito a trattenere la delusione e la rabbia per un partito che sta andando verso il congresso di corsa, “come se qualcuno avesse fretta di prendersi il partito”, evidenzia più volte. Di fronte a lui ci sono una ventina di persone almeno, tra queste Paolo Polinori, ex segretario di Perugia e Andrea Cernicchi, assessore alla cultura nella giunta di centrosinistra targata Boccali. “Avrei voluto un congresso diverso, di certo più aperto e in grado di coinvolgere tutti, invece così non è stato - attacca De Rebotti - A questo congresso la nostra comunità politica non ci è arrivata con il paziente lavoro dell’artigiano che sa ricucire, ascoltare, dare spazio anche a chi è in disaccordo. Dopo il tremendo shock di un anno e mezzo fa, questo ci saremmo aspettati. Non avevamo certo bisogno di qualche dirigente nazionale che mettesse la spada sulle spalle di qualcuno. Avremmo avuto bisogno di un percorso per approfondire le questioni e conoscerci in vista delle elezioni regionali. Io Andrea Fora avrei voluto conoscerlo, Vincenzo Bianconi avrei voluto conoscerlo. Non avrei avuto bisogno di liste piegate agli interessi di qualcuno come accaduto nella provincia di Terni. Nonostante tutto, ai giovani consiglieri eletti aveva portato i miei complimenti e avevo detto: voi siete il futuro. Solo dopo ho capito che il congresso regionale lo avevamo fatto in occasione di quelle elezioni”. De Rebotti non si risparmia frecciatine. “In Umbria non ci sono talenti, non vedo Berlinguer. Le nostre migliori energie che stanno in consiglio regionale dovrebbero capire che hanno bisogno di crescere e che dovrebbero mettersi a disposizione del partito e della comunità”. E da qui il passaggio al ricorso contro la candidatura di Tommaso Bori è quasi scontato. “Non ho voluto io un congresso fatto di regole ma siccome le regole ci sono vanno rispettate. Punto”. La carica di componente dell’assemblea è incompatibile con quella di componente dell’assemblea nazionale. Non c’è niente da interpretare. Ma a dimostrazione che per lui non è una questione di poltrona, De Rebotti lo ripete ancora: “Nel caso in cui Bori dovesse rinunciare, io dopo un secondo faccio un passo indietro”. Serve uscire dai palazzi, rispetto delle regole, solidarietà serve ritrovare interesse per il bene comune. “Tutte cose che in questo momento non vediamo - evidenzia - Un Pd così rischia di trasformarsi in un’assicurazione della vita per il centrodestra. O si esce in maniera diversa dalla drammatica vicenda che abbiamo vissuto o non è questa la politica in cui ho creduto”.