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A Perugia niente Baracconi. I giostrai: ci vietano di lavorare

La rabbia degli operatori che erano già arrivati in Umbria per l'evento

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Sono arrivati carichi di speranza. Quella di Perugia è una delle piazze più importanti d’Italia e pensavano potesse aiutare in qualche modo a superare una stagione nera a causa del Covid. Il “no” alla richiesta di autorizzazione ha rappresentato, invece, l’inatteso ennesimo boccone amaro da ingoiare in questo 2020. E’ davanti al suo camper, a Pian di Massiano, Ambra Rossi quando racconta di come la sua sia una famiglia di giostrai da generazioni che da oltre cento anni fa dell’Umbria un punto di riferimento. “Quello che ci lega a questa regione è un immenso affetto”, racconta senza riuscire a trattenere le lacrime Ambra. “Noi non siamo gente da elemosina, vogliamo guadagnarci da vivere ma quest’anno, a quanto pare, non ci è permesso. Siamo fermi da gennaio, abbiamo lavorato soltanto un mese, in estate, a Giulianova. Dall’Abruzzo siamo arrivati qui, pensando che la manifestazione si potesse svolgere regolarmente nel rispetto delle linee guida imposte dal governo. Siamo una ventina arrivati a Perugia con i camper e per fortuna ci hanno permesso di restare, altrimenti non avremmo saputo come fare”. 
Poco più avanti c’è il camper della famiglia Livèro che fa un po' la storia dei giostrai in Italia. Ugo Livero, uno dei rappresentanti della commissione interna del Luna Park, mostra la lettera di protesta inviata ieri mattina all’attenzione degli amministratori del Comune di Perugia. “Quello che più ci è dispiaciuto è che il ‘no’ sia stato dato senza neanche valutare la documentazione da noi presentata che prevedeva un piano di gestione dell’emergenza molto rigoroso con tanto di piano di tracciabilità per gli utenti delle giostre. Il ‘no’ ai Baracconi è seguito a quello di Eurochocolate e Marcia della Pace senza prendere in considerazione che si trattasse di eventi diversi”. 
Ferruccio Livèro è all’interno del suo camper con tutta la famiglia, Macy e Shari Livèro, Sabrina Medini e Giordano Papini. “Da giugno siamo quasi alla fame. Il governo ci dice che possiamo stare aperti e per questo non ci concede sovvenzioni e anzi ci costringe a pagare regolarmente le tasse. Ma noi in realtà siamo fermi e ci sentiamo con un cappio alla gola”. Io, interviene Giordano Papini, “ho moglie e due bambini piccoli cosa darò loro da mangiare?”. 
Quella dei giostrai è una piccola comunità. I Baracconi ne attira a Perugia ogni anno circa trecento. Il che significa lavoro per loro ma anche per tutte le attività che vi ruotano attorno anche in vista della Fiera dei Morti destinata a saltare insieme a tutto il resto. “I commercianti della zona volevano addirittura organizzare una raccolta firme per far svolgere regolarmente il luna park”, dice Ferruccio Livèro. Il quale evidenzia i tanti controsensi della questione. “I centri commerciali sono aperti e sempre pieni, mentre a noi che siamo all’aperto non è permesso lavorare e questo ci fa rabbia. Noi siamo persone molto disponibili e pronte a capire eventuali remore e paure”. 
Oltre alle misure di sicurezza, rigorose e già previste, aggiunge, “siamo pronti a mettere steward all’ingresso per i controlli, a garantire la misurazione della febbre, a regolamentare gli orari di accesso. Viviamo di questo e siamo pronti a fare qualsiasi cosa pur di lavorare. Ma se questo non è possibile, allora il governo ci faccia chiudere, ci sospenda il pagamento delle tasse e ci conceda un bonus. Tanto per farvi capire la situazione, adesso per stare qui abbiamo dovuto pagare in anticipo novemila euro di energia elettrica e 850 di cauzioni. E speriamo almeno ci aiutino con la Tosap, come promesso dal Comune”.