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Caso Suarez, scontro alla Stranieri. Il dimissionario Cingari: "Grego Bolli si autosospenda". Ma lei scrive ai dipendenti e va avanti

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Il lampione restaurato

Alessandro Antonini
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Mi sono dimesso, dopo che tra sabato e domenica con gli altri colleghi abbiamo chiesto un’assemblea affinché i vertici della Stranieri dessero conto di questa situazione, di come pensano di andare avanti nei prossimi mesi. Non ci è stata data risposta”. Chi parla è Salvatore Cingari, docente di storia delle dottrine politiche della Stranieri. Ha lasciato il senato accademico per protesta chiedendo un passo indietro dei vertici per l’inchiesta sul caso Suarez. Che definisce “la punta di un iceberg che ha portato me e altri colleghi ad entrare in conflitto profondo con questa governance. Devo dire che è successo anche in passato con le precedenti gestioni”. Ma ora c’è un verticismo estremo che evita di “coinvolgere la struttura”. E’ un problema “che riguarda l’istituzione e la città”. L’anno scorso si era dimesso Enrico Terrinoni. “Io ritengo che i vertici debbano fare un passo indietro”, continua Cingari, “non dico le dimissioni. Ma è necessaria un’autosospensione per chiarire la loro posizioni in questa vicenda - che auspico possa concludersi positivamente per loro - senza coinvolgere l’immagine e il buon andamento delle istituzioni. Mi sono dimesso perché a queste due istanze non viene data risposta”. Intanto Regione, Provincia e Comune di Perugia hanno convocato il loro rappresentante nel cda della Stranieri, Alessandro Torello. La linea di indirizzo resta garantista ma nel prossimo cda dovrà assumere una posizione di vigilanza e controllo, tipica di un consigliere di minoranza. Insomma dovrà fare le pulci alla gestione Grego Bolli. Oggi 1 ottobre riprendono le lezioni. Il rettore ha inviato una mail al personale in cui chiede di difendere l’università: “In questi giorni in cui è stata oggetto di attenzione sentiamo la necessità di stringerci alla stranieri e dimostrare coi fatti la solidità della nostra istituzione e la professionalità di chi ci lavora”. Difendere l’università, sì. Ma da chi?.