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Emergenza Covid, restano ancora aperte le entrate secondarie dell'ospedale di Perugia. Mancano i citofoni

Alessandro Antonini
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Tredici delle sedici entrate del Santa Maria della Misericordia dovevano essere “sigillate”, proprio per il ritorno dei contagi. Questo l’annuncio dell’azienda ospedaliera. Eppure, nonostante l’affissione di cartelli che indicano “ingresso chiuso”, le porte scorrevoli sono aperte a tutte le ore. E non c’è nessuno che misura la febbre, lì. Né ci sono i dispenser per la sanificazione delle mani. Dall’ospedale fanno sapere che gli ingressi secondari verranno chiusi una volta installati i citofoni, per evitare di fare rimanere fuori medici e sanitari che hanno necessità di entrare per accedere più rapidamente ai reparti. I lavori sono annunciati per questa settimana. Era il 6 settembre quando i vertici aziendali avevano assicurato che gli ingressi secondari sarebbero stati sigillati. E che sarebbero rimasti aperti solo gli accessi principali: il centrale e l'ingresso agli ambulatori che si affacciano entrambi sul parcheggio Menghini e l'ingresso al cup sull'area di sosta Gambuli (dove si misura la febbre, sì, ma solo fino alle 21). Questo perché altrimenti è “impossibile gestire il flusso in entrata e in uscita secondo le norme previste dall'emergenza sanitaria”, ha fatto sapere la direzione sanitaria. A segnalare il problema era stato proprio il Corriere dell'Umbria nel servizio del 21 agosto 2020. Secondo le nuove predisposizioni saranno sigillate, a partire dalla prossima settimana, una a una le tredici porte secondarie ed è già stata predisposta una cartellonistica apposita per segnalare la nuova logistica. I tre ingressi attivi dovrebbero essere provvisti di tutte le barriere anti Covid elencate nel decalogo dei totem disseminati nei punti strategici del nosocomio tra queste: misurazione della temperatura e gel disinfettante. Una situazione garantita e gestita dalla stessa direzione sanitaria e dall'ufficio accoglienza pazienti. C’è un’altra criticità cui porre rimedio. All’ingresso del bar dell’ospedale è chiaramente prescritto a medici e infermieri di lasciare i camici utilizzati in corsia in un apposito appendiabiti esterno, onde evitare di entrare in contatto stretto con pazienti e visitatori. I pochi rispettano la norma.