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Perugia, scontro in Comune sugli sgravi Tari per le aziende chiuse durante il lockdown

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A Perugia è scontro sugli sgravi della tariffa dei rifiuti per quelle attività che hanno chiuso nel periodo del lockdown. La decisione è passata a maggioranza in prima commissione consilire con 10 voti a favore e 5 contrari sulla base di una norma nazionale. Lunedì 28 settembre la ratifica in consiglio quando si discuterà anche dei prossimi aumenti previsti dall’Agenzia regionale con una forbice compresa fra l’1% e il 5%. 

Arera (Autorità nazionale di regolazione per l’energia, reti ed ambiente), ha spiegato l’assessore Bertinelli, ha indicato la necessità di adottare misure urgenti a tutela delle utenze del servizio di gestione integrata dei rifiuti alla luce dell’emergenza Covid-19 ed ha individuato, in particolare, la necessità di ridurre la tassazione in relazione a talune categorie di utenze non domestiche attraverso una riduzione dei coefficienti di produzione dei rifiuti Kd per la parte variabile della tariffa. In una successiva delibera l’autorità ha prospettato che le agevolazioni possano essere poste a carico di tutti i contribuenti attraverso una distribuzione dei costi nei tre anni successivi, facendo salva la disponibilità di bilancio dell’ente locale a coprire le uscite. Il costo delle riduzioni, dice l’amministrazione comunale, ammonta a 734 mila euro. 

Critiche le opposizione su uno sgravio che andrà a pesare sulle famiglie. Per Francesco Zuccherini (Pd) le agevolazioni, infatti, “potevano essere finanziate, come prevede la delibera di Arera, dal bilancio comunale; al contrario l’amministrazione ha preferito seguire una strada diversa decidendo di scaricare il peso delle stesse sulle spalle dei cittadini in aggiunta all’aumento della Tari”. E’ incomprensibile, secondo il consigliere che “la parte principale delle agevolazioni sia stata riservata alle grandi agenzie (es. l’agenzia delle entrate) ed agli istituti bancari certamente meno bisognosi dei semplici cittadini e commercianti”. Per Lorenzo Mattioni (Lega) invece il Comune “ha dovuto effettuare una scelta politica per concretizzare un’agevolazione che non penalizzasse il bilancio comunale. Ma scelte politiche le ha compiute in precedenza il Governo nazionale stabilendo di rendere obbligatorie per i Comuni le agevolazioni, pur senza finanziarle”.