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A Spoleto Il Rigoletto ai tempi del Covid: un vero trionfo

Successo dell'opera portata in scena dal Teatro Lirico Sperimentale Andrea Belli con l'inedito e singolare allestimento scenico di Maria Rosaria Omaggio

Sergio Casagrande
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Si può portare in scena il bel canto anche in tempi di pandemia. E, soprattutto, per assistere dal vivo alla grande lirica, si può tornare a teatro in piena sicurezza. Basta prendere e rispettare tutte le massime precauzioni, a cominciare dagli ingressi cadenzati e dal distanziamento sul proscenio, in platea e sui palchi. Ma occorre avere anche la possibilità di contare su una scenografia che non imponga agli interpreti, all’orchestra e a tutti i soggetti interessati alla messa in scena contatti ravvicinati.

Lo dimostra il successo riscosso in questi giorni, a Spoleto, da Il Rigoletto interpretato dai cantanti del Teatro Lirico Sperimentale Andrea Belli per la magistrale direzione di Marco Boemi e la regìa di Maria Rosaria Omaggio che ha anche ideato un singolare e riuscitissimo allestimento scenico ispirato al mondo degli scacchi.

Il pubblico è stato fatto affluire alle sei rappresentazioni nella città umbra (tre di anteprima, riservate a over 65, studenti e associazioni; e 3 di cartellone della 74.ma Stagione Lirica Sperimentale) con l’obbligo della mascherina; diviso tra congiunti e non; e dopo la registrazione delle generalità e la misurazione della temperatura corporea. Ed è stato accolto al Teatro Nuovo Giancarlo Menotti con il sipario aperto e la scena priva di quinte, quasi a voler mettere subito in chiaro l’elemento cardine voluto dagli organizzatori: quello di mantenere le distanze, ma di non creare barriere.
Un’impresa che, alla vigilia, sembrava ardua, soprattutto sul palcoscenico, visto che si sapeva che i cantanti si sarebbero dovuti esibire su una scacchiera, elemento che per sua natura impone limiti negli spazi e nei movimenti. E, invece, è stato un vero trionfo.

Gli interpreti si sono mossi sul palco-scacchiera senza mai avere contatti diretti, mentre l’orchestra ha sfruttato il prolungamento del proscenio per disporre ciascun proprio elemento a debita distanza attorno al maestro Boemi.


La scenografia e i costumi monocromatici bianchi o neri ispirati agli scacchi e creati da Clelia De Angelis, solo all’apparenza minimalisti, si sono rivelati un’ottima scelta. Al primo colpo d’occhio sembrano presagire il rischio di un’opera rivista e corretta, soprattutto perché i movimenti iniziali dei personaggi sembrano ricalcare in maniera marcata e minacciosamente noiosa proprio quelli degli scacchi. Ma basta l’introduzione della scena prima per capire che, in verità, il capolavoro verdiano viene rappresentato in maniera rigorosa. E, soprattutto, particolarmente coinvolgente.
Il merito è collettivo: degli interpreti; dell’orchestra; delle immagini video che Mino La Franca fa scorrere su un grande telo che campeggia a ridosso della scacchiera e dietro al quale si trova il coro; dei tecnici e dei giochi di luce di Eva Bruno; e, ovviamente, della regista Maria Rosaria Omaggio che, mettendo in fila tante piccole cose, ha creato un allestimento davvero apprezzabile e, insieme al direttore Marco Boemi, ha voluto mantenere inalterate le caratteristiche dell’opera, incluso l’uso della mitica macchina del tuono nel terzo atto.


Il bianco Rigoletto e la bianca Gilda fanno da contraltare al nero Duca di Mantova e alla nera Maddalena. E, grazie anche all’apprezzata scelta di far scorrere le frasi del libretto di Francesco Maria Piave nell’arlecchino fisso, gli spettatori vengono condotti (idealmente, anche perché la sicurezza - come sottolineato all’inizio - è stata davvero massima) per mano nel dramma che vede la maledizione abbattersi sul buffone gobbo.
Il pubblico ha ricambiato, in tutte le rappresentazioni spoletine, con lunghi applausi. E, proprio con un applauso, domenica 20 settembre è arrivato perfino a sorprendere l’orchestra alla prima brevissima pausa della celebre aria de La donna è mobile.

 

Il Rigoletto del Teatro Lirico Sperimentale e di Maria Rosaria Omaggio, quindi, convince. E soprattutto vince... non solo la partita a scacchi con il Covid.
Tra le particolarità del Rigoletto portato in scena a Spoleto, anche quella di avere alcuni interpreti differenti per ogni rappresentazione. Nel ruolo del Duca di Mantova: Nicola Di Filippo, Pablo Karaman, Giacomo Leone. Rigoletto: Luca Bruno, Luca Simonetti, Alan Starovoitov. Gilda: Zuzana Jerabkova, Vittoria Magnarello, Yulia Merkudinova. Sparafucile o il conte di Monterone: Giordano Farina; Ferruccio Finetti. Maddalena: Dyana Bovolo, Silvia Alice Gianolla; Magdalena Urbanowicz. Giovanna: Chiara Boccabella. Marullo: Alfred Ciavarrella. Borsa Matteo: Andrea Vincenti. Il conte di Ceprano: Alberto Crapanzano. Usciere di corte: Amedeo Testerini. Paggio della duchessa: Klara Luznik. Madre di Gilda: Giorgia Teodoro. Duchessa di Mantova: Lucia Cittadoni. Figlia di Monterone: Diletta Masetti.
Sergio Casagrande