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Coronavirus, la virologa di Perugia: "La febbre andrebbe misurata a scuola e non a casa"

Francesca Marruco
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“La misurazione della temperatura andrebbe fatta a scuola e non a casa”. Ne è certa la professoressa Daniela Francisci, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale di Perugia. 
Professoressa aumentano i ricoveri, la preoccupa? 
Stanno aumentando gradualmente in tutta Italia da agosto e l’Umbria non fa eccezione. I casi attuali sono 2009 ma sono destinati a salire. E’ un fenomeno che richiede molta attenzione. D’altra parte il numero dei tamponi giornalieri è molto salito rispetto a marzo-aprile e ci consente di intercettare casi asintomatici e paucisintomatici che vengono isolati a domicilio e permette di circoscrivere rapidamente i focolai. Anche il numero dei ricoverati è salito nelle ultime due settimane, ma non abbiamo osservato l’andamento tumultuoso dei primi mesi di epidemia. 
Riscontrate gli stessi sintomi di prima o sono più lievi? 
I pazienti che giungono al ricovero non differiscono sostanzialmente dai casi della primavera scorsa. Noi medici abbiamo ora una maggiore consapevolezza, una maggiore conoscenza della malattia e riusciamo a gestire meglio i pazienti.
Come curate i pazienti? Anche con il plasma? 
Nella prima fase di malattia utilizziamo un antivirale, il Remdesivir, ad oggi unico farmaco approvato per il trattamento, l’ossigeno terapia, e poi a seconda della storia clinica e della situazione del paziente somministriamo steroidi, anti coagulanti e immunomodulanti. Nei giorni scorsi ci è arrivata l’autorizzazione all’utilizzo di plasma ricco di anticorpi neutralizzanti di soggetti guariti, per il trattamento di supporto di pazienti con forme medio-gravi. Al momento non lo abbiamo ancora utilizzato.
Cosa pensa che ci si debba aspettare dall'imminente riapertura delle scuole con le misure di contenimento sin qui adottate?
E’ inevitabile che la riapertura delle scuole comporti un rischio. Si è cercato di mettere in atto tutti i possibili sistemi per ridurre la possibilità di trasmissione e mettere docenti e discenti nelle condizioni di massima sicurezza, assumendo in cambio una quota di rischio. Sarà fondamentale identificare e circoscrivere rapidamente eventuali micro-focolai. Monitorare costantemente la situazione. D’altra parte non è pensabile rinunciare ad aprire scuole e università, anche perché il virus è destinato a circolare ancora per mesi. In merito alla misurazione della temperatura, concordo con quanto dichiarato nei giorni scorsi dal Prof Crisanti, andrebbe fatta a scuola e non a casa.
Prevede una seconda ondata aggressiva come a marzo- aprile?
Non sono in condizioni di poter rispondere a questa domanda. Sono troppe le variabili in gioco.
Avete sequenziato il virus dei contagi da rientro? 
Ci sono almeno 6 ceppi principali di SARS-CoV-2. Quelli più diffusi in Europa e in Italia appartengono a due gruppi G e L. Quello in assoluto più diffuso nel nostro Paese, comprendente anche i ceppi isolati in Umbria, è il G, il ceppo “Bavarese” mentre molto più limitata è la diffusione del ceppo L indicato ceppo “ Wuhan”. Nel complesso SARS-CoV-2 continua a mutare poco e questa è una buona notizia in vista dello sviluppo di vaccini efficaci.