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Scuola in Umbria, i pediatri sollecitano i test rapidi per i bambini

Il presidente della Fnmp, Gianni Di Stefano: "Così si eviterebbe un ingolfamento del sistema sanità alla ripresa delle lezioni"

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“I test rapidi potrebbero evitare all’Umbria un ingolfamento del sistema sanità alla riapertura delle scuole”: a parlare è Gianni Di Stefano, presidente regionale della Federazione nazionale medici pediatri. Il macchinario attivato in via sperimentale all’ospedale di Perugia - in grado di analizzare più di 20mila tamponi a settimana, ossia 2.880 al giorno - potrebbe rivelarsi più che mai decisivo in questa fase in cui, stando alle nuove direttive, dopo tre giorni di assenza nella fascia di età 0-6 anni e dopo cinque per i più grandi, il rientro in classe deve essere accompagnato da una certificazione del pediatra. Davanti a sintomi particolari, come febbre o forte raffreddore, il medico - dopo aver effettuato una consulenza telefonica - avvisa il Dipartimento prevenzione e attiva il cosiddetto percorso Covid. “E’ chiaro che in attesa del tampone il bambino deve restare a casa e, per forza di cose, con i genitori. Impossibile, infatti, pensare di affidarlo a nonni o baby sitter davanti a una diagnosi ancora incerta. Per la famiglia, dunque, il disagio è grande. Il tampone, poi, oltre ad essere uno strumento troppo invasivo per un bambino piccolo, comporta tempi di attesa di alcuni giorni per il risultato oltre a un problema di disponibilità dei reagenti. Tutte cose che verrebbero meno potendo usufruire dei test molecolari che in mezzora ci danno la diagnosi e ci permettono di firmare subito il certificato in caso di negatività”. La Federazione pediatri ha già ottenuto, evidenzia Di Stefano, massima disponibilità da parte della Regione. “Già lunedì - puntualizza - torneremo a sollecitare sui tempi”.