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Umbria, annega nella piscina dell'agriturismo. I familiari chiedono 5 milioni di euro di risarcimento al titolare della struttura

Alessandro Antonini
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Sono cinque i milioni di euro di risarcimento chiesti dagli undici familiari del 40enne romano annegato nella piscina di un agriturismo, a Castiglione del Lago, durante la festa del suo compleanno, il 20 agosto di sette anni fa. Sotto processo per omicidio colposo il titolare dell’attività. L'uomo aveva fatto il bagno di notte ed è morto davanti agli occhi della fidanzata. Nell’udienza al tribunale di Perugia, saltata per l’assenza del perito che doveva essere sentito dai giudici, ribadita l’entità del risarcimento, quantificata dalla stessa difesa dell’imprenditore. I suoi legali, Gianni ed Eugenio Zaganelli, rigettano la tesi della “negligenza” del titolare dell’agriturismo. I giudici gli contestano, di contro “negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza di atti normativi”, nel non impedire “la morte per annegamento di M. S., il quale, entrato nella piscina per bagnarsi, non conoscendo la particolare conformazione della stessa, ad un tratto sprofondava. E, non sapendo nuotare, è deceduto per asfissia meccanica violenta da annegamento’”, come recitano il capo di imputazione e l’autopsia. L’imprenditore viene accusato di “avere offerto tra i servizi della struttura ricettiva l’utilizzo della piscina senza averne l’autorizzazione. Non solo: non era stato incaricato alcun bagnino e non erano state predisposte attrezzature a bordo vasca per il salvataggio e il soccorso “come salvagenti, pertiche allungabili e altre disponibili nei pressi della vasca”. Mancavano anche, secondo l’accusa, avvisi a bordo piscina e marcatori di profondità “atti a richiamare l’attenzione sulle caratteristiche della piscina e sulle condizioni del pericolo, atteso lo sprofondamento repentino del fondo a tre metri, e ogni altra misura alternativa di sicurezza e prevenzione imposta dal caso concreto al fine di evitare eventi come quello che si è verificato”, disattendendo, è scritto negli atti del tribunale, “gli obblighi discendenti dalla posizione di garanzia rivestita in ordine al controllo della fonte di pericolo”, cioè la piscina. Il processo è ripartito dopo che, con il cambio dei giudici, si era incagliata l’istruttoria dibattimentale.