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Terremoto, il Comitato Norcia: "Siamo cittadini di serie B"

Francesca Marruco
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Niente ospedale. Niente scuole. Niente case di riposo. Niente musei o biblioteche. A Norcia, quattro anni dopo il terremoto non è partito neanche uno cantiere che dovrebbe servire per ricostruire 70 opere pubbliche. “Non è stato ricostruito nulla e stiamo parlando di strutture indispensabili per la nostra collettività”, scrive il gruppo di coordinamento del Comitato Rinascita Norcia che ieri, in una lettera lunga e dettagliatissima missiva indirizzata al Presidente della Repubblica, al Premier, al Governo e a tutti gli altri politici ha elencato tutta una serie di mancanze e criticità che paralizzano la impediscono il ritorno alla normalità. Nel sottolineare i “vistosi ritardi”, il comitato spiega che a loro avviso manca un “reale coordinamento e controllo unitario degli interventi da portare avanti”. Il “primo livello di ritardo” viene individuato “nell’espletamento delle pratiche negli studi tecnici, che a volte sono giustificati per la regolamentazione non chiara, altre perché hanno preso troppe pratiche da portare avanti. Servirebbero tempi più stringenti” e magari l’ok per la compatibilità tra il contributo alla ricostruzione e l’ecobonus anche sulle seconde case terremotate. Il comitato stigmatizza inoltre l’assenza di una priorità. “Non è ammissibile che i primi a vedere edifici ristrutturati siano comuni fuori dal cratere”.
E un esempio calzante a questo proposito è quello delle scuole: “Mentre a Perugia, Foligno, Giano dell’Umbria per il secondo anno si va in nuove edifici antisismici, non si sa se i nostri studenti avranno una scuola provvisoria e saranno ancora costretti a tornare nei container senza biblioteche, senza mensa, senza aule speciali e senza neanche la speranza di avere un progetto di scuole definitive”. Poi il tema macerie: ce ne sono ancora ovunque. “Non abbiamo idea di quando verranno rimosse”, attaccano. “In questo stesso contesto assistiamo sgomenti anche all’opera di sfaldamento di beni storici e religiosi”. E di queste situazioni il comitato fa diversi esempi: la chiesa parrocchiale di San Pellegrino “abbandonata a se stessa come quella di Montesanto”. Stesso discorso per la chiesa di San Benedetto di Ancarano, quella di San Matteo e quella di Sant’Antonio. “A Campi il pregevole ciclo pittorico della Madonna di Piazza è stato lasciato alle intemperie” . Anche San Benedetto a Norcia è stato liberato solo recentemente dalle macerie. “Quando si parla di rinascita di una zona terremotata - scrive il comitato nella lettera - non si può prescindere dal ridare alla gente la sua identità storico-culturale. In questo momento la nostra città è un deserto culturale. Ciò che il terremoto non ha distrutto è stato portato fuori zona. E’ ora che il patrimonio venga riportato. Non capiamo perché non venga restaurato il Museo della Castellina, l’Archivio e la Biblioteca visto che per fortuna hanno avuto danni lievi”. Per cui, evidenziano, anche se i turisti per fortuna stanno tornando, “trovano ancora quasi tutto inagibile”. 
E questo, mentre i cimiteri sono in uno stato che i nursini non esitano a definire di “vergognoso abbandono”. “Ci sono ancora zone rosse e addirittura chiusure totali come a San pellegrino, situazione che impedisce anche di seppellire i propri cari o ristrutturare le tombe danneggiate dal sisma”.
“Lo sviluppo economico -dicono - è l’altro aspetto che dovremmo affrontare se non vogliamo che le case vengano ricostruite per persone che poi sono costrette ad emigrare. Dopo 4 anni non c’è neanche un piano di sviluppo a supporto delle nostre aziende che preveda incentivi”. 
E poi il doloroso capitolo ospedale: “A distanza di quattro anni non abbiamo ancora neanche il progetto di ristrutturazione del nostro ospedale, uno stabile che non ha grandi danni perché reso antisismico dopo il terremoto del 1979. La ristrutturazione in una zona isolata come la nostra, doveva essere prioritaria per dare risposte sanitarie in loco a una popolazione martoriata, e fargli evitare il calvario di recarsi fuori per ogni semplice necessità sanitaria e ospedaliera. Siamo stati presi in giro con le chiacchiere e le false promesse. A gennaio 2020 la presidente della Regione, Donatella Tesei e il sindaco Alemanno hanno annunciato sui giornali che a luglio sarebbero iniziati i lavori di ristrutturazione e la costruzione di un'ala nuova adiacente allo stesso per le degenze, siamo però giunti alla fine di agosto ma dell'inizio dei lavori non si vede traccia, Non vorremmo che dietro questi ritardi ci sia la volontà della Regione Umbria a prescindere dal colore politico che l'amministra, di approfittare del dramma del terremoto per chiudere definitivamente il nostro ospedale”. 
Non va meglio, ovviamente, per ambulatori e simili: il distretto è nei container e, denunciano, “soprattutto in questo periodo di emergenza Covid dove gli utenti dei servizi sono costretti a fare la fila sotto il sole e sotto la pioggia”. Tra la lista delle opere mai cominciate c’è quella della casa di riposo: gli anziani nursini sono ancora a Foligno, dove vennero portati in emergenza. Chi vuole andare a trovarli o chi lavora con loro deve fare 130 km. “Non è dato sapere quando i nostri anziani potranno tornare a Norcia”. Stesso destino per chi deve recarsi all’Usr: si va a Foligno. 
E poi il capitolo viabilità che porta il comitato a parlare del Ponte di Genova: “Non possiamo non sentirci cittadini di serie B” accusano. La Tre Valli, chiusa nel dopo sisma per 2 anni per riparare la Galleria San Benedetto, presenta ancora oggi sensi unici alternati e semafori, per tardivi lavori di riparazione sulla parte restante della strada, con chiusure totali anche temporanee. Le strade comunali che collegano le frazioni sono ancora tutte da ristrutturare dopo il sisma”. 
Anche i carabinieri sono ancora nei prefabbricati. Una caserma per loro non è stata ripensata. E come non parlare delle case popolari: “Nessuno dei 20 stabili che ospitano alloggi di tipo popolare è stato ricostruito. Un ritardo che costringe molti cittadini a restare per lungo tempo in alloggi di emergenza”. 
Il Comitato si appella infine al Premier Conte: “Basta ritardi, le zone terremotate altrimenti rischiano progressivamente l’abbandono da parte della popolazione soprattutto più giovane”. Intanto il sindaco, Nicola Alemanno, in un lungo intervento annuncia che il 2021 sarà l’anno di tanti cantieri pubblici e privati.