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Coronavirus, l'esperta: "Carica virale alta, positivi molto contagiosi"

Francesca Marruco
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Il virus non è mutato e anzi, secondo la professoressa Antonella Mencacci, a capo del laboratorio di Microbiologia del Santa Maria della Misericordia di Perugia, è tornato aggressivo come era mesi fa. 
Professoressa è preoccupata per tanti nuovi casi?
Sono ragionevolmente preoccupata. I numeri risalgono e capiamo benissimo il perché: sono dovuti a contagi che nella maggioranza dei casi sono di importazione. Adesso circola molto tra i giovani e il punto è proprio questo: se riusciamo a bloccarlo qui o il contagio proseguirà anche alle persone fragili, in cui verosimilmente l’infezione sarà più grave e potrebbe portare di nuovo alla necessità di ospedalizzazione. Ma non è detto che vada così e dipende da tutti. I cittadini devono continuare a indossare mascherine a tenere le distanze, evitare gli assembramenti e lavare le mani. Ormai sappiamo tutti cosa si deve fare. L’altra variabile è la bravura del sistema sanitario e lo abbiamo dimostrato. I servizi territoriali sono sovraccarichi ma stanno gestendo bene l’isolamento e il contact tracing. E anche noi come laboratori sentiamo molto il carico, ma c’è tanta buona volontà da parte di tutti. Io mi sento di prevedere un ovvio aumento di casi ma non credo che sarà così grave come quello vissuto a marzo. 
Cosa vede nei tamponi che analizza? C’ è una carica virale alta? 
Si, la carica è molto elevata, anche se è più corretto dire che c’è maggiore quantità di Rna virale. Verso la fine di giugno – luglio, nella fase di declino grazie all’effetto del lockdown, vedevamo vecchie infezioni non diagnosticate di soggetti che stavano guarendo. Allora le infezioni erano collegate a quantità basse di Rna virale. Quei soggetti non erano infettanti. Ora invece anche negli asintomatici, troviamo alte quantità di Rna, vuol dire che sono molto contagiosi. E quando vediamo quantità basse significa che l’infezione è solo all’inizio perché poi dopo qualche giorno sale. Questa fase è paucisintomatica, ovvero ci sono sintomi lievi, ma ciò dipende dall’ospite che adesso per la maggior parte è giovane e con meno problemi pregressi. Io non credo che il virus sia mutato. Perché altrimenti sarebbe mutato solo in Italia ? In America e Brasile non lo è. Penso che adesso siamo in una fase come dovevamo essere in Italia a gennaio, quando il virus già circolava, ma nessuno lo sapeva e ci siamo accorti solo a Codogno. A differenza di allora, lo riconosciamo e diagnostichiamo e spero che questo margine ci sia utile. 
State provando il test veloce con la saliva?
Non ancora. Si tratta di una piattaforma giapponese, che abbiamo già provato per l’epatite b. E’ molto performante, ha ricevuto da poco il marchio CE per essere usato in Europa. Ce lo consegneranno la prima settimana di settembre con alcuni test da provare. E’ unico sul mercato, e, se funzionerà ci permetterà di ricercare l’antigene del virus, una proteina individuabile direttamente dai tamponi con la saliva. Ci darebbe una potenza di fuoco di 120 test in mezz’ora. Sarebbe una cosa grandiosa che potrebbe cambiare tutto. Adesso faremo la controprova con il tampone. A Tokyo ne usano tre. So che oltre a noi lo daranno anche al Careggi e allo Spallanzani su indicazione del Ministero.
Adesso quanti tamponi riuscite a fare? Ci sono ancora carenze?
Ormai non abbiamo più nessun problema di carenza di reagenti o altro. Io però ho chiesto in Regione di avere nel minor tempo possibile un prospetto del fabbisogno di test, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, cioè il tempo di risposta, in modo da programmare nella maniera più funzionale possibile i prossimi approvvigionamenti. Ovvero avere i test giusti per i pazienti giusti, ormai per questo Covid non abbiamo più solo una metodologia diagnostica, ne abbiamo un ventaglio, anche se il tampone resta il gold standard. Per gli ingressi al Pronto soccorso, magari i codici rossi, servono i test rapidi, se sono persone già in isolamento non serve la risposta in poche decine di minuti. Se il nuovo macchinario funzionasse sarebbe formidabile per gli screening a scuola. 
Quanto tempo ci vorrà per testarlo? 
Credo che nel giro di una settimana dalla consegna saremmo in grado di capire se è valido. In quel caso potremmo prenderne due per tutta la regione. 
Ma poi c’è personale sufficiente per analizzare i tamponi?
Noi lavoriamo ancora 24 ore su 24, devo dire che il nuovo commissario, Giannico, ha fatto di tutto per reperire nuovi tecnici e presto arriveranno. Perché se il macchinario funziona, va usato a getto continuo e serve personale adatto.