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Sgravi fiscali, dietrofront del governo: l'Umbria resta fuori. Polemico il centrodestra

La relazione tecnica è stata corretta perché la regione non possiede tutti i parametri richiesti

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Dietrofront del governo: le imprese della regione non hanno più diritto allo sgravio del 30% dei contributi previsto dal decreto Agosto. La relazione tecnica è stata corretta perché l’Umbria non possiede tutti i parametri richiesti. La misura, si legge infatti nel testo dell’articolo 27, “è destinata alle regioni che nel 2018 presentavano un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75% della media UE27 o comunque compreso tra il 75 e il 90 % e un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale”. Sarebbe stato proprio quest’ultimo punto a incidere sulla decisione: nel 2018 il tasso di occupazione in Umbria era del 63%, superiore quindi a quello nazionale del 58.5%. L’errore grossolano sarebbe stato commesso dall’Inps e corretto in extremis dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Intanto, però, la notizia che l’Umbria figurava tra le regioni destinatarie degli sgravi era stata diffusa scatenando la polemica della vicina regione Marche, esclusa dalla partita. Ci sarebbe proprio questo, secondo qualcuno, dietro la marcia indietro improvvisa del governo. La senatrice azzurra Fiammetta Modena lo dice senza mezzi termini: “Questo esecutivo è fortemente influenzato dalle prossime elezioni nelle Marche, da questa regione, infatti, si sono già alzate delle proteste, da parte di politici di area Pd, per la mancanza della previsione destinata, invece, in un primo momento, anche all'Umbria. Ha quindi evidentemente deciso di eliminare il problema alla radice, estromettendo dagli sgravi anche l’Umbria”. I senatori della Lega, Luca Briziarelli, Giuliano Pazzaglini e Stefano Lucidi, sono ancora più pesanti: “Che questo governo fosse incapace e spesso in malafede lo si sapeva da parecchio - evidenziano - Che subisse le pressioni di una campagna elettorale senza alcun rispetto per i cittadini e le imprese della comunità è una tristissima conferma che si rafforza mano a mano che si avvicina la scadenza elettorale. Altro non si può dire, infatti, rispetto alla cancellazione della decontribuzione del 30% per le industrie messe in ginocchio dalla crisi economica causata dalla pandemia”. Ma qualche spiraglio c’è. “Non permetteremo che l’Umbria resti fuori - attacca il deputato umbro di Forza Italia, Raffaele Nevi - la regione non può pagare a così caro prezzo l’ennesimo, gigantesco, pasticcio del governo. Lavoreremo affinché nel corso dell’iter di conversione siano inserite anche Umbria, Lazio e Marche tra le regioni beneficiarie del provvedimento previsto per il Sud. Il governo non può non tenere conto della situazione di profondo disagio che stanno ancora vivendo le regioni colpite dal terremoto del 2016”. Sulla stessa lunghezza d’onda Emanuele Prisco, deputato umbro di Fratelli d’Italia. “Anche le regioni colpite dal sisma devono beneficiare del provvedimento Decontribuzione Sud”, evidenzia. Una misura che permette di ricevere un esonero dal versamento dei contributi previdenziali pari al 30%, più l’esclusione dei premi e dei contributi spettanti all’Inail. “Per questo - spiega Prisco - qualora il beneficio spettasse solo alle regioni previste finora e individuate tramite criteri basati solo sul Pil pro capite e il tasso di occupazione, danneggerebbe particolarmente il centro-sud di Marche e Umbria. La nostra proposta è di inserire tutte le regioni coinvolte nel sisma 2016, così da aiutare la ripresa”. Anche la Lega evidenziano Briziarelli, Pazzaglini e Lucidi - presenterà un emendamento che preveda l’inserimento delle regioni colpite dal sisma nelle agevolazioni, così come fatto con la proposta di crediti di imposta per gli investimenti in tecnologia e sviluppo.