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Orvieto, nell'area archeologica di Campo della Fiera c'è ancora tanto da riportare alla luce

Posticipata, causa restrizioni sanitarie, la prevista campagna di nuovi scavi. Ma indagini geofisiche hanno testimoniato che il sottosuolo è pieno di reperti

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C’è ancora tanto da scavare, e da riportare alla luce, nell’area archeologica di Campo della Fiera, ad Orvieto, in provincia di Terni, lo straordinario complesso di strutture, le cui ricerche sono partite nel 2000, che, estendendosi per oltre cinque ettari, testimonia l’esistenza di una grande area sacra frequentata per più di duemila anni, dal VI sec. a.C. al XV secolo.

Secondo gli archeologi, sarebbe questa l’area dove avrebbe avuto sede il leggendario Fanum Voltumnae, ovvero il santuario federale della lega etrusca dove, come scrive Tito Livio, periodicamente si riunivano i rappresentanti delle dodici maggiori città per prendere decisioni in comune.

Ad annunciare le ultime ricerche condotte, è la stessa associazione Campo della Fiera Onlus.

“In vista degli interventi di valorizzazione del sito promossi dal Comune di Orvieto – spiegano dall’associazione - siamo riusciti ad organizzare, grazie all’autorizzazione della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria e in collaborazione con l’Università di Foggia, prospezioni geofisiche che hanno mostrato la presenza di moltissime strutture ancora interrate che saranno certamente oggetto delle nostre future indagini. Si è così potuto costatare come l’area sacra occupi una superficie di dimensioni eccezionali, oltre tutte le nostre aspettative”.

Per ora, però, avviare una nuova attività di scavi è impossibile.

“Le misure anti Covid – fa sapere ancora l’associazione - hanno fermato per un anno anche la XXI campagna di scavo al santuario di Campo della Fiera e con essa l’iniziativa ‘Notte bianca al Fanum Voltumnae’, ovvero le visite guidate in notturna accompagnate da suggestioni musicali e performance teatrali, finalizzate a far conoscere i risultati delle campagne di scavo.  La decisione di rinviare la campagna di scavo, che ogni anno gode del sostegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e altri soggetti, è legata soprattutto a ragioni logistiche dovute alla sistemazione dei molti studenti provenienti ogni anno da università statunitensi ed europee, oltre che da molti atenei italiani”.

“Se da un lato gli scavi in un’ampia area all’aperto come è quella di Campo della Fiera di per sé non avrebbero creato problemi per il rispetto del distanziamento sociale – spiegano ancora gli organizzatori – dall’altro c’era però il problema oggettivo dei trasferimenti internazionali e quello della condivisione di spazi di vita collettiva”.

“Anche se a malincuore – conclude l’associazione Campo della Fiera – abbiamo dovuto quindi rinviare di un anno la prosecuzione della nostra ricerca che sta offrendo importanti risultati scientifici, come è ormai riconosciuto negli ambiti accademici nazionali e internazionali, così come ci dispiace di non poter svolgere quest’anno le visite agli scavi per far conoscere ai sempre più numerosi cittadini di Orvieto e non solo, le scoperte finora effettuate che sono di grandissimo interesse”.

“L’area archeologica etrusca di Campo della Fiera – sottolinea il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani - è, insieme alle necropoli di Crocifisso del Tufo e della Cannicella, uno dei attrattori culturali dell’Orvietano ai quali il Comune, insieme ad altri enti e alla Soprintendenza, intende dare un particolare impulso. A tale scopo, infatti,  nel Piano triennale delle opere pubbliche recentemente approvato, sono state destinate risorse economiche già a partire dal 2020. L’obiettivo è quello di valorizzare e rendere fruibile il prima possibile, lo straordinario patrimonio archeologico del nostro territorio”.