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Jazz in august chiude e incassa 17 mila e 500 euro

Sabrina Busiri Vici
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“E’ valsa davvero la pena. Con Jazz in August abbiamo dato il segno che la musica non si ferma a Perugia dopo 47 anni di Umbria jazz”. Gian Luca Laurenzi, neo presidente della Fondazione Uj, fa un primo bilancio della formula ridotta scelta quest’anno dopo le restrizioni e gli impedimenti imposti dall’emergenza sanitaria.
I numeri
“Chiuderemo la manifestazione in pareggio - annuncia il presidente -: su un budget di 250 mila euro, interamente coperto da contributi e sponsor, abbiamo incassato 17 mila e 500 euro con uno sbigliettamento di 2.852 ingressi. Tutte e quattro le serate sono andate sold out e la disdetta di Gino Paoli non ha creato nessun contraccolpo, tutto esaurito anche per la serata finale”. Quindici, infatti, sono stati i biglietti disdetti dopo l’annuncio dell’indisposizione dell’artista genovese e in tempo reale rimpiazzati al botteghino. E sul palco ieri sera, nella notte in cui Perugia ha festeggiato il San Lorenzo, si sono esibiti prima Gianluca Petrella con il suo quintetto e poi Danilo Rea in piano solo e infine il duo composto da Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello. 
Il presidente, a nome di tutta l’organizzazione, nel suo bilancio sottolinea: “Che non sarebbe stata la consueta Umbria Jazz, come tutti la conosciamo, l’avevamo chiarito subito: in comune con UJ c’era solo l’originaria e simbolica location di piazza IV Novembre. Mentre tutto il resto che caratterizza UJ per quest’anno non è stato possibile, tant’è che Umbria Jazz 20 è stata annullata”. Ma la musica è andata avanti.
Nota dolente 
E se la più grande soddisfazione per gli organizzatori è stata proprio vedere che la musica non si è fermata, “la nota dolente - precisa Laurenzi - è stata trovare assembramenti fuori da ogni regole al di là dell’area regolamentata. Un’area ovviamente resa necessaria, ma che ha comportato diversi effetti collaterali a cominciare dagli svantaggia subiti dagli esercenti che hanno attività che si affacciano proprio sul perimetro della platea. Loro si sono sentiti penalizzati. Insomma, un’organizzazione davvero complessa che ha creato difficoltà di gestione, ma che ogni giorno abbiamo saputo superare al meglio”.
Emozioni sul palco
Tutto ripagato comunque dalla grande empatia creata dagli artisti che hanno fatto sentire l’emozione di tornare a suonare dal vivo dopo mesi di lockdown. “Posso giurare di aver visto degli occhi lucidi”, riferisce in proposito Laurenzi. E anche Stefano Bollani più volte dal palco ha sottolineato la grande partecipazione.
Il futuro
Tirate le somme di Jazz in August c’è da pensare al futuro. “”Navighiamo a vista” confessa il presidente. “Il nostro prossimo appuntamento è Orvieto con Umbria jazz winter ma in questo caso ancora non abbiamo certezze. Tutta da valutare la sostenibilità di un evento che deve avvenire totalmente al chiuso e a oggi non è possibile sapere se potremo contare sulla presenza di artisti provenienti dall’estero, dagli Usa, per esempio”. 
Una certezza però c’è: il no assoluto al progetto itinerante proposto da palazzo Donini. “Non è fattibile economicamente”, liquida così l’ipotesi Laurenzi. 
Ottimismo, invece, per l’edizione di Uj spring a Terni e per Umbria jazz 2021. In calendario a Perugia dal 9 al 18 luglio 2021, con un programma che vede già confermati all’Arena Santa Giuliana Tom Jones, Jamie Cullum, Chick Corea, Stefano Bollani, Branford Marsalis, Redman-Mehldau-McBride-Blade, Wynton Marsalis, Veronica Swift. Grande assente Lenny Kravitz.