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Disavanzo a Montefalco, opposizioni contro Tesei. Il sindaco Titta: "Strumentalizzazioni"

Alessandro Antonini
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Disavanzo di bilancio a Montefalco, la minoranza di centrosinistra punta tutto sulle carte bollate. Due esposti in procura, uno del gruppo consigliare di opposizione (SiAmo Montefalco) e uno che avrebbe presentato lo stesso dirigente comunale (nuovo) alle attività finanziarie, fanno sapere gli oppositori. Oggetto: quattro determine dirigenziali mancanti, secondo il funzionario, ma indicate come “certificazioni” nella delibera sugli 11 milioni di residui del 2018. “Delle due l’una: o è falso materiale perché le determine sono state fatte sparire, o è falso ideologico perché non c’erano propri. Tertium non datur”, sentenzia il consigliere d’opposizione Vincenzo Riommi. Ieri in conferenza stampa le minoranze hanno puntato il dito soprattutto contro l’attuale governatrice regionale, Donatella Tesei, sindaco di Montefalco dal 2009 al 2019. Doppio affondo: politico e “giudiziario”. Su quest’ultimo, tornando ai latinismi, meglio abbondare, per Riommi e soci: oltre a quelli in Procura c’è anche un esposto alla Corte dei conti.
Poi l’attacco politico. All’attuale sindaco, Luigi Titta, e in particolare a Tesei. “Chiediamo che cessi questa attività irresponsabile che avrà ripercussioni sui cittadini. La presidente della giunta regionale, Donatella Tesei, dovrà dare spiegazioni sull’enorme voragine del bilancio di Montefalco, da 4,2 milioni, che si è creata quanto lei era sindaco del Comune di Montefalco. E del fatto che, negando il buco, ha mentito ai cittadini. La chiameremo a riferire in consiglio regionale”. E’ questo l’appello–denuncia lanciato dai consiglieri regionali Tommaso Bori, Michele Bettarelli, Fabio Paparelli (Pd) e Thomas De Luca (M5S), oltre al parlamentare Walter Verini (Pd) e ai consiglieri comunali Riommi, Roberto Micanti e Daniele Morici. Il sindaco Luigi Titta e la giunta comunale ribattono parlando di “strumentalizzazioni politiche” da parte di “esponenti dell’opposizione comunale e regionale”. E di una “informazione fuorviante, fatta sommando elementi diversi tra di loro come sono i disavanzi passati già pianificati, i riaccertamenti, il ricalcolo del fondo di accantonamento”. Non manca il passaggio in cui si fa risalire il problema alla precedente giunta di centrosinistra. “Dobbiamo partire dal 2009”, scrive Titta, “quando la nuova amministrazione di Montefalco si trovò, oltre a dover fare importanti investimenti per la città, a coprire alcune centinaia di migliaia di euro di debiti fuori bilancio e a fare i conti con poste fiscali inevase”. Da lì fino al 2019 ci sono stati tre riaccertamenti con relativi passivi spalmati negli anni. “Restano la rimanenza del 2015 pari a 1,2 milioni di euro, i 1,7 milioni di incremento del fondo di garanzia e i 1,3 milioni dell’ultimo riaccertamento dei residui e la cui somma dà 4,2 milioni. Ma parlare ad oggi di 4,2 mln di buco di bilancio a Montefalco senza spiegarne i passaggi stravolge i fatti al solo fine di fomentare polemiche”. Il sindaco conclude evidenziando come “le attività economiche a Montefalco in questi anni sono cresciute mentre in molte altre parti dell’Umbria crollavano”.