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Morte del generale Conti, due nuovi testimoni indicati dalla famiglia: seconda opposizione all'archiviazione

Alessandro Antonini
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Emergono nuovi elementi nell’inchiesta per la morte di Guido Conti, ex comandante umbro dell’allora corpo forestale dello Stato. 
La Procura di Sulmona ha chiesto per la seconda volta di chiudere il caso archiviandolo come suicidio ma la famiglia - la moglie, la figlia e la sorella Silvia Conti, capo della Polizia stradale de L’Aquila - rappresentata dal legale Alessandro Margiotta, ha depositato una nuova opposizione alla richiesta di archiviazione. Con elementi di novità rispetto al fascicolo.
L’atto di opposizione indica due testimoni da vagliare in modo approfondito, due colleghi - oggi diventati carabinieri forestali - con cui il generale aveva parlato negli ultimi giorni di vita, stando all’esame degli atti d’inchiesta.
L’avvocato Margiotta elenca anche tre utenze in capo agli uffici del ministero della Difesa ancora da identificare: in tutti e tre i casi i numeri erano entrati in contatto col telefono del generale poco prima che fosse ritrovato cadavere lungo la strada tra Pacentro e Sulmona, morto per un colpo di pistola alla testa il 17 novembre 2017. Accanto al corpo venne ritrovata la sua Beretta calibro nove. Proprio a pochi giorni dalla morte, Conti era stato visto litigare animatamente al telefono. Tra i soggetti da identificare c’è quello “con cui Conti parla lunedì 13 novembre tra le 11 e le 12, con tono agitato” come ha riferito la teste Maria Rosaria Savino. Le chiamate in quel lasso di tempo fanno riferimento ai telefoni dei colleghi del corpo forestale e agli uffici della Difesa. Da qui la richiesta di aprire un nuovo supplemento di indagini per istigazione al suicidio. Il gip di Sulmona, Marco Billi, ha fissato l’udienza per il 18 novembre. Margiotta ha chiesto anche accertamenti più precisi sul bossolo trovato ritrovato nei pressi del corpo del generale. 
Era “compostamente coricato a terra, deceduto con un foro sanguinante sulla tempia destra e la mano dello stesso lato ancora impugnante una pistola nera con cane armato appoggiato sul suo petto”, si legge nell'annotazione di servizio del brigadiere Sandro Moroni che ha relazionato prima sulle ricerche e poi sul ritrovamento del militare di 58 anni che il giorno prima della morte si era licenziato da dirigente Total dopo due sole di servizio sugli impianti di estrazione petrolifera di Tempa Rossa, in Basilicata. Conti era uscito da casa la mattina, senza specificare dove andava. A mezzogiorno moglie e figlie ne avevano denunciato la scomparsa. Intorno alle 21 la scoperta del corpo privo di vita da parte di dei colleghi del corpo forestale. Altra circostanza ancora da verificare riguarda la proprietà di una Porsche Cayenne bianca avvistata (proprio il 17 novembre, tra le 17.30 e le 17.40) da più testimoni nella strada comunale, chiusa al traffico, dove è stato trovato morto Conti.