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Caso Mazzoni, festa con la fidanzata scomparsa poi la morte: le ultime ore di Alessandro

Alessandro Antonini
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Alessandro Mazzoni il 15 luglio scorso avrebbe riaccompagnato a casa la fidanzata, dopo averla incontrata nella dependance dell’albergo ai Tre Archi. La giovane, di origine iraniana, sarebbe stata anche redarguita dai famigliari, contrari alla relazione. Poche ore dopo lui è stato trovato morto impiccato nello stesso hotel e la ragazza, stando a quanto risulta ai legali della famiglia di lui, non è stata sentita. Risulterebbe irreperibile.
E’ la ricostruzione delle ultime ore di vita del 30enne di Torgiano fatta sulla base delle testimonianze di amici e parenti: un caso inizialmente bollato come suicidio e poi riaperto con una serie di accertamenti, dai sigilli sul cellulare del deceduto con accertamenti affidati alla polizia postale, al sequestro degli indumenti intimi femminili trovati nella stanza d’hotel. Procura e polizia vogliono far luce su quello che sembra un incontro a sfondo erotico finito male.
Mazzoni è stato trovato impiccato alle 14 del 15 luglio, stando ai primi accertamenti autoptici la morte sarebbe risalente alle prime ore dell’alba. Lui aveva detto ai proprietari dell’hotel di svegliarlo presto perché doveva andare al lavoro ma così non è stato. Di più: con lui c’era il cane che abbaiava: possibile che nessuno l’ha sentito per tutta la notte? E ancora: l’uomo è stato trovato con il guinzaglio dell’animale attorno al collo legato alla catenella dell’armadio, giudicata troppo leggera per sostenere il peso del cadavere. Mazzoni è originario di Torgiano ma residente con un amico a Perugia. Il coinquilino è stato sentito dalla polizia. Avrebbe confermato che quella sera doveva esserci l’incontro fra Mazzoni e la fidanzata straniera. Il primo, nel pomeriggio, è andato anche a comperare dei tanga in centro. Sono state trovate tracce di consumo di alcolici: gli esami tossicologici, insieme a quelli istologici, devono ancora essere consegnati.
David Apolloni ed Eleonora Magnanini, gli avvocati che rappresentano padre e madre del 30enne nelle loro memorie inviate alla Procura hanno chiesto anche di approfondire i legami tra i gestori dell’hotel, anche loro di origine iraniana, e la famiglia di lei. E’ stata chiesta anche una verifica negli ambienti islamici frequentati dai parenti della giovane ancora non sentita perché introvabile, almeno fino a ieri, assicurano i legali. Sarebbe una testimonianza chiave per far luce su una vicenda che ha ancora troppe ombre, sia nella dinamica dei fatti sia su come si sono svolte le indagini. La richiesta di sequestro del registro dell’albergo in centro storico teatro della morte di Mazzoni non è stata accolta ma è stata disposta una copia: nel documento va verificata la presenza o meno dei nomi dei due fidanzati. Altro particolare: è stata scelta una dependance e non una classica camera d’albergo. Dal cellulare si attendono risposte: a partire dai messaggi inviati e visualizzati sulla chat di whatsapp alle 4 del mattino, dopo l’ora della presunta morte. C’era qualcuno nella stanza vicino al cadavere? Di nuovo un’incongruenza. Tanti, troppi fattori da verificare che hanno spinto la famiglia a chiedere alla Procura la riapertura del caso. Accordata venerdì scorso. Le indagini proseguono.