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Cesca (Cna): serve un piano di rilancio per l'Umbria

Il punto sulle criticità dell'economia del territorio e sulle opportunità per superarle

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“Serve un piano di rilancio per l’Umbria”: ad affermarlo è Renato Cesca, presidente di Cna Umbria che parla di almeno 12.000 aziende in crisi e di un autunno che si prospetta ancora più difficile a causa della riduzione di fatturato nelle imprese manifatturiere. Ma anche della possibilità di trasformare i problemi in opportunità grazie alle risorse finanziarie che verranno messe a disposizione attraverso, per esempio, il Recovery fund e la prossima programmazione dei fondi europei 2021 – 2027. 
Presidente Cesca, quali sono le priorità su cui lavorare?
Innanzitutto abbiamo bisogno che si delinei al più presto la nuova organizzazione del sistema sanitario a livello regionale per scongiurare un nuovo lockdown che, come sistema imprenditoriale, non riusciremmo a sopportare. In seconda battuta servono misure regionali per il sostegno nell’accesso al credito delle imprese più piccole. Da tempo stiamo chiedendo la rivisitazione del sistema regionale delle garanzie nell’accesso al credito.
Quali i settori produttivi attualmente più in crisi?
Per quanto riguarda l’artigianato sicuramente il trasporto persone, a cui vanno ad aggiungersi la ristorazione ed il piccolo commercio al dettaglio. Ma a breve si aggiungerà anche il settore manifatturiero, sia che si tratti di imprese micro-piccole, sia che si parli di imprese più grandi operanti in settori strategici, come ad esempio l’aeronautico o l’automotive. 
Come si può intervenire nell’immediato?
Da mesi stiamo chiedendo un vero e proprio ristoro regionale per le imprese del trasporto persone, sulla falsariga di quello che si sta facendo per il turismo; una ulteriore limitazione delle sagre per il 2020 e nuovi sostegni all’internazionalizzazione e alla digitalizzazione delle imprese manifatturiere che prevedano interventitesi a facilitare l’e-commerce e la qualificazione della subfornitura, a partire dalle filiere produttive. E poi ci sono opportunità importanti da cogliere al volo.
E quali sono, in concreto?
Con il decreto rilancio il governo ha rafforzato l’eco ed il sisma bonus portandoli al 110%. Il ministero delle infrastrutture ha in previsione una serie di bandi tesi a sostenere la rigenerazione urbana. Con il decreto semplificazioni verranno semplificate le modalità di aggiudicazione degli appalti pubblici. Inoltre vi sono due allegati a quest’ultimo decreto: nel primo vengono elencate 36 infrastrutture prioritarie che verranno realizzate in breve tempo a livello nazionale seguendo il modello Genova e nel secondo allegato vengono indicate altre 130 opere che verranno messe in programma per realizzarle nel giro dei prossimi anni. Purtroppo ad oggi nelle 36 opere strategiche non ce n’è nessuna che verrà realizzata in Umbria e nelle 130 prioritarie ad una prima analisi ce n’è solo una. Troppo poche. Per questo noi stiamo chiedendo un grande accordo a livello regionale tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione per far sì che i risultati fin qui ottenuti migliorino notevolmente. 
Presidente Cesca, quali potrebbero essere le altre opportunità su cui lavorare nei prossimi mesi?
Secondo le nostre stime nei prossimi due anni in Umbria potrebbero arrivare dal recovery fund almeno 300 milioni che potranno essere utilizzati per sostenere la ripresa, mentre con la nuova programmazione comunitaria 2021-2027 sarà disponibile circa 1,5 miliardi di euro. Quindi ci sono tutte le condizioni potenziali per rilanciare tutti i settori dell’economia, dalle costruzioni al manifatturiero, dal turismo all’agricoltura.
In questo scenario, quali possono essere, secondo lei, le misure da attuare subito?
Serve un nuovo piano per il rilancio dell’Umbria. In particolare dovremmo lavorare in tre direzioni. La prima consiste nel mettere in campo misure trasversali che siano utili a sostenere tutte le imprese, in particolare quelle più piccole, agendo su credito, formazione, digitalizzazione ed internazionalizzazione. La seconda consiste nello scommettere, utilizzando strumenti innovativi, sulla crescita dimensionale di tutte le diverse tipologie di impresa che può misurarsi solo in termini occupazionali. La terza e ultima è quella della creazione di un brand Umbria basato sulla rigenerazione urbana, sulla costruzione di infrastrutture ad hoc per l’attrazione di nuovi flussi turistici e sul collegamento sempre più forte della cultura del saper fare con il turismo, attraverso la promozione di nuove produzioni tipiche legate al territorio.