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A rischio metà delle ditte di trasporto per il turismo

Fermo il settore dei viaggi di gruppo, Ceccarelli (Cna) sollecita aiuti a fondo perduto

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“Il settore del trasporto persone, in particolare del comparto turistico, è ad oggi quello che non dà cenni di ripresa. Se continua così, a settembre, la metà delle aziende rischia di non farcela”. Non usa mezzi termini il presidente della categoria trasporti persone della Cna Fita, Enrico Ceccarelli, nel dipingere la situazione drammatica in cui versa il comparto che, in Umbria, conta circa 50 ditte, un giro d’affari di 20 milioni l’anno, una flotta di 200 autobus e quasi 300 addetti. “Non voglio essere pessimista - continua Ceccarelli - anche perché sia a livello nazionale sia sul piano locale si è aperta una trattativa per sostenere un settore, che a differenza di quello del trasporto aereo e di quello su ferro, non ha ricevuto nessun aiuto specifico. Per questo abbiamo avanzato una proposta che prevede un ristoro a fondo perduto per tutto il settore della mobilità, ristoro - sottolinea l’esponente della Cna - che varia ovviamente in base a diversi parametri. Siamo pertanto fiduciosi che qualcosa si muova perché, in caso contrario, gran parte delle nostre ditte non ce la farà. D’altro canto, pur essendosi adeguati alle normativa di sicurezza anti-Covid che prevedono un’autocertificazione firmata dal passeggero, la misura della temperatura, l’uso delle mascherine da cambiare ogni quattro ore, gli igienizzanti e i pannelli, c’è paura da parte delle persone a fare viaggi in autobus”. La conferma arriva anche dai diretti interessati. “Ci sono agenzie con le quali collaboriamo - spiega Luca Baroni, dell’omonima ditta di trasporti di Bastia Umbra che conta 9 mezzi e 7 dipendenti - che vendono pacchetti per un massimo di 25 passeggeri. Non possiamo certo dire di no, sia per una questione di rapporti, sia per dare un segnale di ripartenza, ma viaggi con questi numeri sono una rimessa. Basti considerare che un pieno di gasolio è intorno ai 900 euro, l’assicurazione di un mezzo gran turismo sta sui 4 mila euro l’anno, il bollo 650, senza considerare i finanziamenti, al momento bloccati, che abbiamo attivato per fare nuovi mezzi”.
E’ dunque un grido d’allarme quello che arriva dagli imprenditori, preoccupati proprio per il depauperamento del settore. “Stiamo facendo di tutto per mantenere in vita le nostre aziende - spiega Marcello Antonelli - ; abbiamo anticipato la cassa integrazione ai nostri autisti perché riteniamo che il vero valore aggiunto siano loro: se si perdono gli addetti il comparto perde la parte più importante, la qualità del servizio che offriamo, perché gli autobus sono rimpiazzabili, le persone no”. E’ questa la principale preoccupazione del titolare dell’Antonelli autonoleggi che, con una flotta di 18 mezzi e 9 dipendenti, si occupa di gran turismo, servizi scolastici e trasporto pubblico locale. “In 6 mesi - aggiunge - ho avuto un calo del fatturato del 98%, pari a circa 250 mila euro nel trasporto turistico e del 100% pari a 60 mila euro in quello scolastico. I veri problemi si presenteranno ad ottobre quando finirà la moratoria di mutui e leasing sull’acquisto dei mezzi, scadrà la proroga del pagamento dei contributi e quindi, non saremo più in grado di dilazionare i pagamenti dei clienti. Ecco perché va studiato un meccanismo di ristorazione a fondo perduto per ogni mezzo. In Germania l’hanno fatto ed hanno concesso circa 26 mila euro ad autoveicolo”. 
“La ripartenza sarà comunque complicata - sottolinea Massimiliano Nasini, titolare di una ditta di trasporti di 5 pullman - perché c’è bisogno di liquidità immediata, visto che alcuni costi non sono mai stati sospesi. Un bus fermo costa mediamente 200 euro al giorno. Per questo c’è bisogno di un sostegno concreto e immediato. Se così non sarà un’azienda, pur solida come la mia, non arriva al 30 ottobre”.