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Duemila lavoratori dello spettacolo restano senza un impiego

Enrico Bruschi, Cgil Umbria: “I comparti che rischiano di chiudere sono quelli più fragili del teatro, della musica e della danza.

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In Umbria si contano quattromila lavoratori dello spettacolo e per oltre duemila di questi la ripartenza non c’è stata. Enrico Bruschi, Cgil Umbria, avverte: “I comparti che rischiano di chiudere sono quelli più fragili dello spettacolo dal vivo, dal teatro, alla musica, alla danza. Parliamo di almeno duemila addetti del territorio”. Tre le richieste essenziali: la prima rivolta a Regione e Comuni perché “creino e amplino bandi per micro, piccole, medie imprese, associazioni e imprese individuali, per favorire l’impiego del maggior numero di operatori e lavoratori del settore occupando professionisti già attivi sul territorio che hanno visto la loro attività interrompersi a causa dell’emergenza Covid” magari partendo da iniziative che riguardano le aree terremotate del territotio. La seconda riguarda l’istituzione di una “una certificazione medica aggiornata a carico del datore di lavoro per garantire la messa in sicurezza sanitaria degli eventi in cui sono impiegati i lavoratori”. La terza è quella del confronto tra le istituzioni per creare modelli adeguati. “In particolare - spiega Bruschi - chiediamo che ai tavoli delle amministrazioni comunali siedano anche gli operatori del settore e che sia promosso e realizzato da parte delle amministrazioni stesse un censimento delle diverse organizzazioni culturali operanti sul territorio, non affidandosi unicamente a dati in possesso delle associazioni di categoria”. 
In questo senso nei giorni scorsi il gruppo Adu (attrici, attori, danzatrici, danzatori uniti dell'Umbria) è stato ricevuto In Regione dalla Terza commissione presieduta da Eleonora Pace. I due rappresentanti Adu, Carolina Balucani e Massimiliano Burini, hanno chiesto l’apertura di un tavolo permanente di confronto dove “politica e lavoratori possano immaginare soluzioni pratiche per la ripresa e per una nuova fruizione della cultura non solo per migliorare le condizioni di lavoro della categoria, ma anche per favorire una ripresa sul piano culturale della regione”