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Inps intravede la ripresa: netto calo delle ore di cassa integrazione a giugno

Numeri da record, quelli evidenziati nell'ultimo report dell'Inps, che rivelano, però, anche una riduzione netta delle richieste nel mese scorso

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Oltre venticinque milioni di ore di cassa integrazione autorizzate in Umbria nei mesi dell’emergenza Covid. Numeri da record, quelli evidenziati nell’ultimo report dell’Inps, che rivelano, però, anche una riduzione netta delle richieste a giugno. Nel mese scorso, infatti, sono state concesse in totale 2.732.550 ore tra cassa integrazione ordinaria, fondo di solidarietà e cassa integrazione in deroga. A maggio erano state 10.148.168, ad aprile 13.031.157. In tre mesi 25.911.875 ore. Il confronto tra il primo semestre del 2020 e lo stesso periodo del 2019 è impietoso: il ricorso alla cassa integrazione ordinaria fa registrare un’impennata clamorosa, erano 1.104.202 le ore autorizzate nel 2019, sono diventate 14.575.416 nel 2020 mentre per quanto riguarda il fondo di solidarietà si annovera una variazione percentuale del 10.516.02%, 62.225 ore tra gennaio e giugno 2019, 6.609.002 nello stesso periodo del 2020. 
Giugno, sempre secondo i dati Inps, ha fatto segnare una prima forte riduzione del volume delle ore autorizzate ma le associazioni di categoria restano scettiche. Antonio Alunni, presidente di Confindustria Umbria, parla di un decremento molto prevedibile dopo i mesi di lockdown. “In questa fase le aziende hanno potuto riprendere a lavorare su un portafoglio di ordini giù acquisito prima dell’emergenza Covid - evidenzia Alunni - Il tema vero è quello che accadrà nella parte finale di quest’anno e anche nel 2021 quando gran parte dei settori subiranno probabilmente un rallentamento importante nell’ingresso di nuovi ordini. Soltanto in autunno potremmo avere un quadro reale della situazione e capire se ci sarà una concreta ripresa nei volumi delle attività anche relativamente all’export, già compromesso per quanto riguarda gli Stati Uniti e una parte dell’Europa dall’emergenza sanitaria in atto”. Anche Roberto Giannangeli, direttore Cna Umbria, evidenzia la grande preoccupazione per quello che sarà. “La quasi totalità delle imprese ha ripreso l’attività - spiega - le ore di cassa rimaste sono concentrate, soprattutto, nei settori del turismo e del manifatturiero, in particolare per quanto riguarda la meccanica, che ancora risentono molto della crisi. La vera preoccupazione, però, è per settembre e ottobre sia per gli interrogativi legati all’emergenza sanitaria in Italia, sia per quella che sarà la situazione dei Paesi del resto del mondo cui dipende il nostro export”. Mauro Franceschini, presidente Confartigianato Umbria, parla di lievi segnali di ripresa ma confinati in specifici settori e persino in alcune aree geografiche piuttosto che in altre. “L’esempio del turismo è emblematico - spiega - a un riavvio vivace degli affitti delle abitazioni per le vacanze, soprattutto se in luoghi isolati o comunque con grandi spazi verdi, si contrappone una quasi paralisi degli hotel che si porta dietro una crisi di tutto l’indotto. Parliamo di impiantisti e manutentori, per esempio, che generalmente vengono chiamati prima della riapertura degli alberghi per i controlli di routine. Impossibile fare previsioni di quello che accadrà, il clima è di forte incertezza. Intanto si bloccano gli investimenti e molte aziende, in agosto, fanno fare ferie più lunghe delle due settimane canoniche”. Preoccupazioni che condivide in toto Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil Umbria: “Non si confermano gli stagionali e gli interinali, i contratti a termine sono saltati - evidenzia Sgalla - Proprio per questo abbiamo chiesto una proroga del blocco dei licenziamenti e sollecitiamo un intervento sugli ammortizzatori sociali. Problemi che saranno al centro di una manifestazione a Roma di Cgil, Cisl e Uil organizzata per mercoledì e di un’altra, in programma il 18 settembre. Il nostro obiettivo è tenere in piedi un’economia che rischia invece di crollare, insieme ai consumi”