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Perugia, ecco chi è l'imprenditore che aveva un tesoro di 33 milioni

Alessandro Antonini
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Dal fallimento della ex Trafomec, l’azienda della Valnestore, al crac dell’ex Fornace di Umbertide, passando per l’indagine su Geco, l’ultima della lista. Bancarotte, riciclaggio, evasione. Ma parte della catena dei procedimenti giudiziari su Gabrio Caraffini nasce dall’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.
In particolare sul tentativo di riciclare il “tesoro” dei Ciancimino. Caraffini è stato indagato e poi archiviato, nel 2015. Secondo l’accusa lui e altri nomi, vicini ai Ciancimino, cercavano di eludere i vincoli e le azioni giudiziarie della magistratura per polverizzare 100 milioni di euro, attraverso il riciclaggio di denaro di una serie di aziende e di persone implicate nella vendita della maxi discarica di Glina in Romania, alla periferia di Bucarest. Per l’accusa Caraffini avrebbe avuto un ruolo nell’operazione finanziaria. Ma poi c’è stata l’archiviazione. 
Gli investigatori hanno indagato su una serie di fondi provenienti dalle attività illecite che Vito Ciancimino sviluppava per conto e nell’interesse della mafia corleonese. Le misure scattate sulle aziende di Caraffini, secondo il legale dell’imprenditore altotiberino, Pietro Gigliotti, hanno innescato quell’effetto domino che lo ha portato agli arresti. In tutto ha scontato un anno e otto mesi di carcere.<TB><TB>