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In Umbria si pagano più pensioni che stipendi, è il saldo peggiore del centro Italia

Alessandro Antonini
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In Umbria si pagano più pensioni che stipendi. Sono 403 mila gli assegni di vecchiaia a fronte di 355 mila occupati che percepiscono altrettanti salari. Un saldo “negativo” (calcolato sulle pensioni in eccedenza rispetto agli stipendi) di 48 mila trattamenti economici. A fronte di un bilancio a livello nazionale positivo di 429 mila unità. Saldi positivi anche per centro (+410 mila), nord est (+697 mila) e nord ovest (+736 mila). Il report aggiornato a dati del 1 gennaio 2019 è stato pubblicato dalla Cgia di Mestre, l’associazione artigiani e piccole imprese venete che con il proprio centro studi vanta un osservatorio statistico di rango nazionale. Cuore verde in controtendenza rispetto alla macroarea di appartenenza e in linea con il dato del Mezzogiorno, dove lo sbilancio a favore delle pensioni è schiacciante: -988 mila assegni. C’è da dire che il numero delle pensioni supera quello dei pensionati: ogni percettore può ricevere più di un trattamento pensionistico. Ci sono le reversibilità e le pensioni di invalidità, ad esempio. Non così per gli stipendi. Nell’area del centro Italia registra un saldo negativo anche la regione Marche (-22 mila), tuttavia di molto inferiore rispetto al dato umbro. Dove è noto l’alto tasso di over 65, secondo solo alla Liguria (unica regione del Nord in negativo: -80mila). In Umbria, al 1 gennaio 2019, l’indice di vecchiaia, ossia il numero di anziani presenti ogni 100 giovani, ha raggiunto la quota record di 204,2. Questa cifra, in aumento del 4,8% rispetto al 1 gennaio 2018, è superiore alla media italiana pari al 173,1%. Un dato schiacciante quello sul tasso di invecchiamento della popolazione, che surclassa un pur timido segnale di ripresa sul mercato del lavoro registrato in fase pre Covid. Nel 2019 in Umbria il tasso di occupazione è pari al 64,6% in aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al 2018 e superiore alla media italiana pari al 59%. Il tasso di attività è stato pari in Umbria nel 2019 al 70,7%, 1,1 punti percentuali superiore al 2018, superiore alla media italiana pari al 65,7%. Il tasso di disoccupazione è pari in Umbria nel 2019 all’8,6% in diminuzione di 0,8 punti rispetto al 2018 e inferiore alla media italiana pari al 10,2%. La Cgia appronta anche un’analisi territoriale. Dove certifica la criticità dell’Umbria. “Tutte le otto regioni del Sud presentano un numero di pensioni superiore a quello degli occupati Al Nord, invece, l’unica regione in difficoltà è la Liguria, che ha tutte le quattro province con il saldo negativo e il Friuli Venezia Giulia che ha un saldo pari a zero. Al Centro, invece, male l’Umbria e le Marche. Ovviamente, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata”. Vengono stilate anche le classifiche provinciali: Perugia a -25 mila, a fronte di 296 pensioni e 270 mila occupati. Terni a -22 mila: 107 pensioni e 85 mila occupati. Nel 2020 il saldo è già peggiorato, non solo per il Covid. E non solo in Umbria. “Se teniamo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di ‘quota 100’, successivamente al 1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220 mila unità. Pertanto gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese”, sottolinea il coordinatore dell’ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo. In Italia il rapporto tra pensioni e stipendi si ribalta, a favore delle prime: in Umbria i gap già ampio rischia di diventare incolmabile. Sempre più una regione per vecchi.