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Umbria mobilità buco nero: piano per ripianare 104 milioni di debiti in dieci anni

Coinvolti due mezzi di Umbria mobilità

Alessandro Antonini
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Debiti per 104.630.114 euro da ristrutturare in dieci anni. E’ il buco nero certificato nell’ultimo bilancio di Umbria mobilità. Per uscirne l’amministratore unico uscente, Ferruccio Bufaloni, ha elaborato un piano dettagliato con recupero crediti, vendita del patrimonio e parziale stralcio delle partite in piedi con le banche.
Saranno i nuovi gestori a doverlo portare a termine, per evitare il default. E’ l’ultima chiamata per la partecipata pubblica che ha gestito il tpl locale accumulando centinaia di milioni di debiti in poco più di un decennio. La svolta arriva con la nascita dell’agenzia dei trasporti, venerdì, che permette di risparmiare otto milioni di euro l’anno di Iva previo “patrimonio destinato” per evitare l’aggressione delle banche. C’è il maxi debito da ripianare. Umbria mobilità dovrà rifondere gli istituti di credito per 46,5 milioni, i soci pubblici per 11 milioni alla Regione e 2,7 alla provincia di Perugia e i fornitori, che devono riprendere 10,6 milioni. A questi si assommano altri debiti legati a partite tributari e collegati alle partecipate pari a 33,6 milioni. Proprio dalla partecipata romana, Roma tpl, nella prima decade degli anni Duemila si creano oltre 50 milioni di impegni mai sanati. I servizi svolti nel Lazio non sono mai stati pagati dalle istituzioni di riferimento ma venivano messi a bilancio. Sopperivano le banche. E ancora: consulenze, sponsorizzazioni, tangenti. La Procura ha chiuso le indagini su cinque dei manager della gestione di allora. Arriviamo nel 2012, quanto Um è entrata in crisi di liquidità mettendo a rischio tutto il trasporto su ferro e gomma: Regione e Provincia hanno fatto prestiti per 20 milioni. Qui si è pure acceso il faro della Corte dei conti: 45 amministratori pubblici indagati. La procura perde in primo grado e in appello. Ora il giudizio pende alle sezioni riunite di Cassazione. Ci sono anche altre partite andate a vuoto, vedi i sei milioni di euro spesi dalla partecipata Sbe per un impianto di generazione elettrica ad olio di colza mai decollato. Bufaloni, che ha già messo in piedi il primo piano di ristrutturazione nel 2013 con Santucci - con la cessione, decisiva, dell’esercizio di bus e treni a Busitalia - da amministratore unico ha ulteriormente contenuto i costi e recuperato parte dei crediti romani. Automaticamente riducendo il debito. Ventuno milioni in meno nell’ultimo anno. Il bello viene adesso. 
Da qui al 2030 va rispettato il cronoprogramma per azzerare il debito. L’attività odierna di Um consiste negli affitti a Busitalia degli immobili situati in Umbria di quelli su Roma e provincia a Roma tpl e Cotri. 
Queste ultime non pagano, si stigmatizza nel bilancio 2019 di Umbria mobilità, chiuso con 53.679 di utile a fronte di importanti accantonamenti per “ulteriori rischi di perdite su crediti”. Il buco nero, cioè, può allargarsi ancora.