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Terremoto 2016, il governo ignora ancora le popolazioni colpite dal sisma. Uno scandalo

Francesco Storace
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Il governo continua a mettere all’angolo i terremotati del sisma 2016. Anche il decreto rilancio è passato invano e senza traccia di interventi per la ricostruzione. Vana è risultata alla fine dell’iter parlamentare a Montecitorio la battaglia dell’opposizione di centrodestra: il rappresentante del governo, il viceministro dell’economia Antonio Misiani, è riuscito a dire no persino ad un ordine del giorno, a firma dei deputati di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini, Francesco Acquaroli ed Emanuele Prisco (nella foto sotto), che proponeva di garantire, “sin dal prossimo decreto, così come più volte assicurato, la semplificazione e accelerazione della ricostruzione privata in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016, cancellando il requisito della ‘conformità urbanistica’”.  Che è il vero ostacolo alla ripartenza. E poi, la proposta di “attuare misure di potenziamento del personale impiegato nella ricostruzione e prorogare il personale in scadenza”.

 

Ebbene, Misiani era disponibile al massimo per scrivere sul documento che il governo si impegnava “a valutare le proposte”. Ancora? Dopo quattro anni ancora non si sa quali sono le necessità dei territori sventrati dal sisma? Ovviamente i parlamentari dell’opposizione hanno chiesto la votazione sul loro documento originale e l’aula di Montecitorio ha votato contro, compresi i deputati che a parole chiedevano al governo di accogliere emendamenti proterremotati, costretti ancora a vivere in alberghi con i contributi per l’assistenza alloggiativa. Un mare di quattrini spesi ogni anno senza programmare la ricostruzione. E ogni volta si rinvia al decreto successivo. Se non è uno scandalo questo…
Oltre settemila cittadini abruzzesi; più di mille nel Lazio; quasi 21mila marchigiani e poco meno di cinquemila umbri attendono risposta. Continuando di questo passo si spenderà una valanga di soldi senza mettere a posto le case delle zone terremotate. Da applausi.