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Perugia, mamma Polizzi: "Riccardo non è pentito, nessuna attenuante"

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Daniela Ricci, la madre di Alessandro Polizzi, ha scritto in replica alle parole di Riccardo Menenti, l’assassino che la notte del 26 marzo 2013 ha ucciso suo figlio con un colpo di pistola. 
Dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, Menenti era uscito dal carcere in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà oggi. 


Daniela Ricci*
Ho riflettuto molto a lungo se rispondere o meno all’ennesima provocazione, se abbassarmi a un livello tale da replicare ad soggetto col quale non intendo interloquire in nessun modo e per nessun motivo e sono giunta alla conclusione che il silenzio e l’indifferenza siano l’unica modalità, per me, di potermi confrontare con un assassino come Riccardo Menenti. 
Non spetta a me replicare alle bugie dichiarate con la solita arroganza e l’atteggiamento di supponenza tenuto durante tutto lo svolgimento del processo, alle falsità smentite da prove scientifiche sulle quali si è espressa anche la Cassazione. 
Non posso però accettare in nessuno modo, da cittadina, forse ancor prima che da madre, il tentativo di Riccardo Menenti di sminuire il proprio comportamento giustificandolo col fatto che voleva difendere il figlio; in primo luogo perché avrebbe dovuto essere lui, in prima persona, a rimproverare il figlio per i pesanti maltrattamenti nei confronti di Julia, in secondo luogo perché, per “chiarire”, come ha sempre sostenuto di avere voluto fare lui, il signor Menenti avrebbe potuto agire in molteplici altre forme e in altri momenti e non certo alle tre di notte, travisato, coi guanti e armato utilizzando il furgone perché convinto di poter riuscire a compiere un duplice delitto perfetto, tentativo non riuscito per l’inceppamento della pistola e per l’intervento provvidenziale del vicino di casa. 
Tengo particolarmente a ribadire ciò di cui rimango fermamente convinta, e cioè, che concedere ad una persona che ha messo in atto una vendetta senza aver mai mostrato nessun segno di pentimento perché convinto di essere nel giusto, qualsiasi forma di attenuante e sminuire così la gravità del suo comportamento, significherebbe legittimare la giustizia privata e creare un precedente gravissimo indegno di uno Stato di diritto. 
*Madre
di Alessandro Polizzi