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Perugia, delitto Polizzi: processo Menenti in Cassazione

Riccardo Menenti in aula (foto Belfiore)

Francesca Marruco
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La giustizia, quella in cui ancora credono i Polizzi nonostante l’assassino del loro figlio Alessandro sia a piede libero, potrebbe imprimere domani la parola fine alla storia giudiziaria che ha fatto seguito al delitto del giovane perugino, ammazzato da Riccardo Menenti, l’omicida reo - confesso, scarcerato a gennaio scorso per decorrenza dei termini di custodia cautelare. E’ fissata infatti per domani davanti alla quinta sezione penale della Corte di Cassazione l’udienza in cui i supremi giudici affronteranno (per la seconda volta) il caso dell’omicidio Polizzi. La questione è tornata all’attenzione della Suprema Corte dopo la sentenza d’appello bis emessa dai giudici di Firenze che non hanno concesso le generiche a Riccardo Menenti ma gli hanno inflitto l’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi e hanno nuovamente condannato anche Valerio a 16 anni e mezzo pur assolvendolo dall’accusa di maltrattamenti nei confronti di Julia Tosti. Valerio si è sempre detto totalmente innocente. Riccardo invece, pur ammettendo l’omicidio, ha sempre minimizzato la sua condotta. 
Sono ore di pesante attesa per tre famiglie: i Polizzi, i Tosti e i Menenti. Riccardo è pronto a rimettere piede in carcere già venerdì, Valerio invece spera di essere assolto definitivamente. Ma le pronunce potrebbero non essere così definitive. I giudici della Suprema Corte infatti hanno diverse strade percorribili. Ovviamente quella della conferma della sentenza di Firenze: in quel caso le porte della galera si spalancherebbero seduta stante, giusto il tempo delle comunicazioni tra le cancellerie del Palazzaccio, della Procura generale di Firenze e dei carabinieri di Todi (dove risiedono i Menenti). L’altra ipotesi è che annullino la sentenza d’appello bis e dispongano un (altro) rinvio a Firenze. Questa ipotesi potrebbe verificarsi se i giudici dovessero accogliere la richiesta di concessione delle attenuanti generiche proposta per Riccardo Menenti. In tal caso si dovrebbe tornare a Firenze per rideterminare la pena. E infine c’è un’altra ipotesi: quella dell’annullamento senza rinvio, come accadde per Amanda e Sollecito nel caso Meredith Kercher. La Cassazione li assolse in via definitiva. “Io sarò a Roma domani e non aspetterò finché non avremo una sentenza giusta”, annuncia Daniela Ricci, la mamma di Alessandro. “Mi sento svuotata come sette anni fa”, aggiunge. E’ una donna che ha bisogno di giustizia. Insieme a lei, sono pronti a guardare in faccia i giudici del palazzaccio anche Julia Tosti, scampata alla mattanza perché la pistola di Menenti si inceppò, il papà di Alessandro e Francesco che a gennaio andò in piazza Cavour con una gigantografia del fratello massacrato da Menenti per chiedere giustizia e non dover più vivere sapendo che l’assassino è a piede libero.