Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Processo 'Ndrangheta, i giudici ammettono il Comune di Perugia parte civile con tre milioni di euro per danno all'immagine

Alessandro Antonini
  • a
  • a
  • a

E’ stata ammessa la costituzione di parte civile del Comune di Perugia nel processo sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta a Perugia. E’ stato stabilito ieri nella seconda udienza che si è tenuta nell’aula bunker di Rebibbia. Imputati 95 soggetti, di cui 23 residenti in Umbria. Palazzo dei Priori, rappresentato da Massimo Brazzi, chiede un risarcimento di tre milioni di euro. Le motivazioni sono su un presunto danno all’immagine della città, che tocca anche il turismo e l’economia. Tra gli imputati c’è stato anche un patteggiamento. L'operazione Infectio, coordinata dalla Dda di Catanzaro e svolta dalla Squadra Mobile di Perugia, ha sradicato le ramificazioni in territorio umbro della cosca di San Leonardo di Cutro. E ha avuto una risonanza nazionale. A questo procedimento è stato riunito il processo “Malapianta”: l'attività, condotta dalla Guardia di Finanza di Crotone, si è conclusa il 29 maggio 2019 con il fermo - emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro - di 35 persone per associazione mafiosa e numerosi altri capi di imputazione. A Perugia hanno indagato gli agenti della polizia di Catanzaro e i colleghi della Sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Perugia, guidata da Carmelo Alba e dal vice Adriano Felici. L’operazione in terra umbra inizialmente aveva portato a 27 arresti e sequestro di beni per circa 10 milioni nei confronti di affiliati alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno, aveva evidenziato “significative proiezioni” nel cuore verde - secondo gli atti della Procura di Catanzaro - regione dove trafficavano e spacciavano droga, controllando anche imprese edili. Gli agenti dello Sco di Perugia, su input della Dda di Catanzaro, avevano iniziato a sorvegliare Antonio Ribecco (poi deceduto per Covid) perché andava a casa del calabrese Cosimo Commisso, detto ‘u quagghia, “leader carismatico” della omonima cosca di Siderno. Dalle ricostruzioni effettuate è emerso un quadro più ampio rispetto alla sola presenza di un boss che sceglie di scontare i domiciliari a Casa del Diavolo. E' Ribecco che, parlando con un imprenditore di Perugia dell'assunzione di due calabresi “evidenzia come qualsiasi attività illecita sul territorio umbro deve essere prima autorizzata dalla cosca in Calabria”. Anche nell’altro processo per presunte infiltrazioni a Ponte San Giovanni, Quarto Passo, il Comune si è costituito parte civile.