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Inchiesta Vus sugli appalti dei rifiuti, chiesto il rinvio a giudizio per il dg

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Richiesta di rinvio a giudizio per il frazionamento degli appalti di Vus a carico del direttore generale Walter Rossi accusato di abuso d'ufficio e turbata libertà degli incanti. Ci sono una sessantina di affidamenti diretti per quasi 1,5 milioni di euro complessivi, tutti singolarmente sotto la soglia dei 40mila euro e risalenti al periodo compreso tra il 2014 e il 2017, al centro del fascicolo d'inchiesta del procuratore capo Alessandro Cannevale, che ha coordinato le indagini della Guardia di finanza, a carico dell'unico indagato, ossia il dg Rossi. 
Gli inquirenti, che indicano il Comune di Spoleto come parte offesa, hanno ricostruito la raffica di affidamenti diretti autorizzati dalla multiservizi pubblica per lo smaltimento del percolato prodotto nella discarica di Sant'Orsola (Spoleto) e per il trasporto dello stesso e di altri rifiuti, come gli inerti, accusando per questo il direttore generale di avvalersi di mezzi fraudolenti, cioè il frazionamento artificioso degli appalti.
La mancata pubblicazione delle gare per assegnare i servizi richiesti causa, secondo la procura di Spoleto, un ingiusto vantaggio patrimoniale alle aziende destinatarie degli affidamenti diretti, un danno alle società concorrenti e anche ai Comuni soci di Vus che non potevano conseguire risparmi di spesa confrontando più offerte economiche come avviene in caso di gara.
Il dg Rossi, difeso dall'avvocato Massimo Marcucci, è atteso davanti al gup alla fine di settembre quando si aprirà il procedimento a suo carico: “Quelli contestati sono affidamenti diretti per servizi non interruttibili – evidenzia il difensore - assegnati con queste modalità in attesa dell'espletamento dei relativi appalti di gara, ossia tra la fine di un contratto firmato all'esito di una procedura di evidenza pubblica e l'inizio di un altro del tutto analogo”.
L'indagine ha preso spunto da un esposto del 2017 presentato alla procura di Spoleto dalla precedente amministrazione del Comune di Spoleto dopo un passaggio alla Corte dei conti e anche all'Anticorruzione: qui a occuparsene fu l’allora presidente e oggi procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone. Al centro dell’esposto c’erano proprio gli affidamenti diretti “frammentati” all'uopo - è la tesi degli inquirenti - per aggirare le gare. Le norme al contrario impongono procedure ad evidenza pubblica sopra i 40 mila euro, deroghe speciali a parte. Vus aveva già controdedotto alle rimostranze del socio spoletino, senza però convincere la giunta. Ed è sul carteggio tra la spa pubblica e il Comune che si basa l'esposto promosso in primis dall'assessore Gianmarco Profili e dal sindaco Fabrizio Cardarelli, morto nel dicembre 2017: nella denuncia erano elencati uno per uno gli appalti senza gara spezzettati sotto i 40 mila euro. Il caso era arrivato anche in Parlamento, era il settembre 2017, con l’interrogazione dell’ex deputato umbro in quota Forza Italia, Pietro Laffranco, all’allora ministro dell’Economia del governo Gentiloni, Pier Carlo Padoan.