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Umbria, nove ristoranti su dieci hanno riaperto. Ma per i più piccoli il futuro è incerto

Le regole sul distanziamento sociale ha fatto registrare un crollo di presenze in alcuni locali

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Hanno riaperto, ma tra enormi difficoltà irrisolte, con una serie di misure promesse e non ancora arrivate, con la grande incognita rappresentata dai nuovi comportamenti e dal sentiment dei consumatori, che il lungo lookdown ha pesantemente condizionato: sono i ristoratori umbri, che rispondendo a un questionario somministrato in questi giorni da Confcommercio ai propri associati, fotografano una situazione pesantissima, in continua evoluzione. “Quello che colpisce – commenta Romano Cardinali, presidente di Fipe Confcommercio Umbria, l’associazione più rappresentativa del settore – non è il bilancio ovviamente negativo di queste prime settimane di riapertura per oltre l’80% dei colleghi, ma la preoccupazione diffusa che permane per un futuro ancora molto incerto, specie nelle zone dell’Umbria a maggiore vocazione turistica. Molte imprese non hanno ancora visto la liquidità promessa. Spese e bollette continuano ad arrivare nonostante il crollo delle presenze nei locali, che hanno dovuto ridurre la propria capacità di accogliere i commensali e ridurre purtroppo il personale occupato: mentre continuano a pesare la burocrazia e le spese di gestione”. I dati che emergono dal questionario sono emblematici: il 91% dei ristoratori umbri che hanno risposto al questionario di Confcommercio hanno già riaperto la loro attività. La maggior parte di essi (il 59%) aveva meno di 80 coperti prima del lookdown. Le misure anti Covid-19 hanno costretto a ridimensionare ulteriormente una offerta già frammentata: 5,4% aveva fino a 30 coperti, 30,4% tra 31 e 50 coperti, il 23,2% tra 51 e 80 coperti. Piccoli ristoranti, in piccoli locali, visto che il 35,7% di essi ha dovuto ridurre i coperti serviti di oltre il 50%; il 32,1% registra una riduzione dei coperti dal 41 al 50%; il 21,4% dal 31 al 40%. Mantenere i livelli occupazionali precedenti all’emergenza sanitaria è stato impossibile nella maggior parte dei casi. Il 69,6% ha ripreso l’attività con personale ridotto. Il 19,6% ha riaperto potendo contare solo sul lavoro dei propri familiari. Una piccola percentuale di ristoratori, appena l’8,9% e con uno sforzo sovrumano, ha ripreso l’attività con tutto il personale.