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Perugia, 'ndrangheta in Umbria, Comune parte civile

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Il Comune di Perugia sarà parte civile nel processo agli affiliati alla ’ndrangheta, nell’ambito dell’inchiesta della polizia di Catanzaro e degli agenti della Sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Perugia, guidata da Carmelo Alba e dal vice Adriano Felici. L’udienza per i 95 imputati, 23 dei quali residenti in Umbria, è fissata per il 3 luglio prossimo nell’aula bunker di Rebibbia. Accanto al Comune di Perugia, pronti a chiedere i danni alcuni istituti bancari che sono stati truffati da alcuni degli indagati. L’inchiesta che inizialmente aveva portato a 27 arresti e sequestro di beni per circa 10 milioni nei confronti di appartenenti alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno, aveva evidenziato “significative proiezioni” in Umbria, dove avevano impiantato un fiorente traffico di droga e condizionavano attività edili. 
Gli agenti dello Sco di Perugia, su in put della DDA di Catanzaro, avevano iniziato a sorvegliare Antonio Ribecco (recentemente deceduto per Covid) perché andava spesso del calabrese Cosimo Commisso, detto ‘u quagghia, “leader carismatico” della cosca di Siderno che porta il suo nome. Lui lasciò ipotizzare un radicamento più subdolo della sola presenza di un boss che sceglie di scontare i domiciliari a Casa del Diavolo. Era Ribecco che, parlando con un imprenditore di Perugia dell'assunzione di due calabresi “evidenzia come qualsiasi attività illecita sul territorio umbro deve essere prima autorizzata dalla cosca in Calabria”. Adesso l’appuntamento è in aula.