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Perugia, presidente consorzio Monteluce: "Serve una soluzione ponte"

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“Se la Regione non individua immediatamente una soluzione-ponte, dal 30 giugno le imprese che hanno realizzato i lavori a Monteluce rischieranno seriamente il fallimento. Se la Regione c’è batta un colpo”. Sembra arrivata al capolinea, dunque, l’operazione urbanistica che avrebbe dovuto trasformare l’area dell’ex ospedale di Perugia in un quartiere moderno e fulcro della città del futuro: il consorzio di imprese coinvolte nella realizzazione degli immobili, che nonostante le opere completate non ha ancora ricevuto i compensi dovuti, ha appena 11 giorni per non subire azioni da parte dei rispettivi creditori con rischio di apertura di procedure fallimentari o di altra natura concorsuale. Mario Riccioni, presidente del consorzio Monteluce, mastica parole amarissime. “Dopo il danno anche la beffa. È dal 2018, che le imprese attendono di essere pagate per la seconda tranche di lavori svolti. Non è bastato che il fondo Umbria, dopo aver venduto ad Ater (che li ha affittati ad Adisu), gli immobili consegnati, sembrerebbe aver destinato l’intero incasso alle banche creditrici anziché alle imprese esecutrici. Non è bastato nemmeno che la soluzione individuata nella primavera 2019 andasse in fumo con l’uscita di scena dell’ex presidente della giunta regionale, che ne era stata la promotrice. A restare lettera morta, stavolta è l’impegno che la nuova giunta si era presa all’inizio di quest’anno, quando si era prospettata un’operazione ponte che, a seguito di una garanzia da parte di Gepafin, avrebbe permesso di dare ossigeno alle Imprese, in attesa che si trovasse un acquirente per gli immobili realizzati o si individuassero altre soluzioni. Oggi, a pochi giorni dalla scadenza ultima dell’accordo di moratoria, mentre le imprese hanno fatto i loro passi trovando anche una banca disposta a concedere il prestito, è proprio la garanzia promessa dalla finanziaria regionale a venire meno. Il risultato sarà che le imprese che fanno parte del consorzio, rischiano di fallire per aver anticipato i soldi necessari a realizzare le opere, ed il quartiere di Monteluce resterà un’opera incompiuta e una ferita profonda nella città di Perugia.” Ma insieme alla sofferenza, tra le imprese c’è anche la volontà di andare fino in fondo, alla ricerca delle risposte alle troppe domande rimaste ancora sospese. “Questo voler parlare del fondo sempre in terza persona da parte della Regione, ma anche di Gepafin e dell’Università di Perugia, che invece ne rappresentano circa il 70%, non solo non fa onore alle massime istituzioni dell’Umbria, ma è diventata una litania che non può più continuare.